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UNA LEZIONE DI PERDONO (Stanislav Grof)

#1
trascrivo un capitolo da uno dei miei libri preferiti: QUANDO ACCADE L'IMPOSSIBILE di Stanislav Grof


UNA LEZIONE DI PERDONO - la cerimonia del peyote degli indiani Potawatomi


Come psichiatra, quotidianamente alle prese con i problemi emotivi che affliggono la vita dell'uomo, sono diventato profondamente consapevole dei diversi schemi distruttivi e e autodistruttivi che, nel corso della storia, vengono trasmessi come una maledizione da una generazione all'altra. I traumi che, da bambini, nel corso dello sviluppo si sperimentano nella famiglia di origine lasciano emotivamente feriti e incapaci di svolgere poi, in modo adeguato, i ruoli di mariti, mogli, padri e madri: di conseguenza si affliggono ai figli una serie di ferite emotive. Rompere questo circolo vizioso è per la psicologia e la psichiatria moderna una delle sfide piu difficili.
A un livello piu alto, un tale schema di comportamento opera a livello collettivo avvelenando le relazioni tra diverse nazioni e paesi.
La violenza sfrenata e l'avidità, due pericolose macchie della natura umana, hanno generato innumerevoli guerre e sanguinose rivoluzioni creando immense sofferenze. La memoria del dolore e delle ingiustizie inflitte sopravivve nei secoli nella coscienza collettiva delle nazioni e colora i loro attuali atteggiamenti e rapporti reciproci. Danni e offese non risolti e perdonati continuano a fomentare nuove violenze.
Mi piace immaginare un futuro dove l'umanità supererà tutte le divisioni: razziali, sessuali, nazionali, culturali politiche ed economiche per dar vita ad una comunità globale. Tuttavia, sono sufficientemente consapevole della complessità dei problemi per rendermi conto che non è uno scenario plausibile.
[...]
Dopo questa pessima introduzione, vorrei raccontare un episodio della mia vita che mi ha dato una speranza di un futuro migliore per tutti noi, non ostante la situazione generale sia cupa. Si tratta di un esperienza di profonda guarigione e trasformazione che avvenne molti anni fa assieme a un gruppo di persone con cui avevo condiviso uno stato di coscienza non ordinario. Non ostante sia accaduto più di 30 anni fa mi commuovo e mi viene da piangere quando ci penso e ne parlo. Quest'episodio mi ha mostrato la profondità dei problemi che dobbiamo affrontare in un mondo in cui l'odio è stato tramandato di generazione in generazione. Tuttavia mi ha dato anche la speranza e la fiducia nella possibilità di togliere questa maledizione e dissolvere le barriere che ci separano gli uni da gli altri.
[...]
Ad agosto del '72 presi l'aereo da Baltimora a Topek, in Kansas, con quattro membri del gruppo: la nostra esperta di musicoterapia Helen Bonny e sua sorella, il terapeuta psichedelico Bob Leihly e il professore di religione Walter Clarck. Affittammo un'automobile all'aeroporto di Topekae ci inoltrammo nel cuore della prateria dove, in mezzo al nulla, erano stati eretti diversi tapee: qui avrebbe avuto luogo la cerimonia sacra. Il sole stava tramontando e il rito stava per iniziare. Ma prima di partecipare alla cerimonia dovevamo essere accettanti dagli altri partecipanti, tutti nativi americani. Fummo sottoposti ad un difficile processo che rassomigliava ad una drammatizzazione di gruppo.
Con profonda emozione i nativi introdussero il tema della dolorosa storia dell'invasione e della conquista dell'America da parte degli intrusi bianchi, il genocidio degli indiani americani e li stupri delle loro donne, l'espropriazione delle loro terra, la carneficina insensata dei bufali e molte altre atrocità. Dopo un paio di ore drammatiche le emozione si acquietarono e, uno dopo l'altro, gli indiani ci accettarono nella loro cerimonia. Alla fine ce n'era soltanto uno che rimaneva violentemente contrario alla nostra presenza: un uomo alto, scuro e astioso, tetro, risentito. Il suo odio nei confronti dei bianchi era enorme.
Ci volle molto tempo, e parecchi tentativi di persuasione da parte dei suoi compagni, che non volevano rimandare ulteriormente la cerimonia,, prima che finalmente accettasse controvoglia la nostra partecipazione. Alla fine sistemammo tutto e cominciò il rituale sacro. Secondo il costume dei nativi americani, chi tiene il bastone puo cantare una canzone, fare una dichiarazione personale o passarlo a un altro.
L'uomo astioso, così restio ad accettarci, sedeva proprio difronte a me, appoggiato su uno dei pali del tapee. Emanava rabbia e ostilità ed era evidente a tutti che era di malumore. Mentre gli altri partecipanti partecipavano con tutto il cuore alla cerimonia, lui rimaneva distaccato e indifferente. Ogni volta che il bastone e il tamburo avevano fatto il giro e arrivavano a lui, lo passava rabbioso. La mia percezione dell'ambiente era acuita dall'influenza del peyote. Quest'uomo era diventato un punto dolente del mio mondo e mi trovai a guardarlo con crescente sofferenza. L'odio emanava dai suoi occhi, che parevano raggi laser che mi consumavano e che riempivano tutto il tapee. Riuscì a mantenere il suo atteggiamento ricalcinante per tutta la cerimonia.
Arrivo il mattino e poco dopo della comparsa del sole ci stavamo passando il bastone e il tamburo per l'ultima volta. Era l'occasione per tutti di dire poche parole conclusive sulle proprie esperienze e impressioni della notte. Il discorso di Walter Clarck fu eccezionalmente lungo e molto carico di emozione. E espresse il suo profondo apprezzamento per la generosità dei nostri amici, nativi americani, che avevano condiviso con noi la loro bella cerimonia. Walter sottolineò specificatamente il fatto che ci avevano accettati non ostante tutto quello che avevamo fatto loro. A un punto del suo discorso si riferì a me dicendo: "Stan che è lontano dalla sua terra, la sua nativa cecoslovacchia..."
Appena Walter pronuncio la parola Cecoslovacchia, l'uomo che per tutta la cerimonia era rimasto irritato per la nostra presenza si mostrò all'improvviso stranamente turbato. Si alzò, attraversò il tapee, e si buttò a terra davanti a me. Nascose la sua testa tra le mio grembo piangendo e singhiozzando rumorosamente.
L'uomo sembrava disperato e desolato poi si calmò un attimo tornò a sedere e prese il bastone in mano. Dopo un lungo silenzio dovuto a una sua lotta interiore l'uomo ebbe il coraggio di dichiarare che durante la seconda guerra mondiale era stato arruolato dall'aviazione americana e aveva partecipato personalmente a un incursione aerea, assolutamente non necessaria, nella città cecoslovacca di Pilsen, nota per la birra e la fabbrica di automobili Skoda. Non soltanto il suo odio nei miei confronti era ingiustificato ma i nostri ruoli si erano ora capovolti. Lui era l'aggressore e io la vittima. Aveva invaso la mia terra e ucciso il mio popolo. Questo era piu di quanto potesse sopportare. Tornò da me e continuò ad abbracciarmi chiedendomi perdono.
Dopo averlo rassicurato che non avevo nessun sentimento ostile nei suoi confronti, accadde qualcosa di straordinario. Andò dai miei amici di Baltimora, che arano tutti statunitensi, e chiese scusa per il comportamento che aveva avuto prima e durante la cerimonia, li abbracciò e chiese loro perdono. Disse che quell'episodio gli aveva insegnato che non ci sarebbe stata alcuna speranza nel mondo se avessimo continuato a mantenere l'odio per i fatti commessi dai nostri antenati. E ora si era reso conto che aveva sbagliato a dare giudizi generalizzati sui gruppi razziali, nazionali e culturali. Noi dovevamo giudicare le persone in base a quello che sono, e non come membri del gruppo a cui appartengono.
A questo punto quasi tutti noi eravamo scoppiati in lacrime. Sentivamo un senso di profondo legame e appartenenza alla famiglia umana. Mentre il sole saliva lato nel cielo prendemmo parte alla cerimonia del pasto. Mangiammo il cibo che per tutto il tempo era rimasto al centro del tapee ed era stato consacrato al rituale. Poi ci abbracciammo a lungo e ci dirigemmo verso casa.
#2
bello!
mi ha fatto ripensare ad una ricerca che facevo oggi sul "Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e per la Jihad" (il movimento Boko Haram, letteralmente: "l'educazione occidentale è sacrilega/vietata/peccato")
...................
' a écrit :
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ed è felice / and he's happy


Albert Einstein:

«
Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica.»

«Everything is energy and that’s all there is to it. Match the frequency of the reality you want and you cannot help but get that reality. It can be no other way. This is not philosophy. This is physics.»


#3
LA BENEDIZIONE DEGLI DEI - Don Josè e la cerimonia della pioggia Houichol


Don Josè aveva più di cento anni e un solo braccio. L'altro l'aveva perso da giovane in un incidente di pesca. Una ferita con il machete gli era costata in oltre la perdita di due dita della mano che gli era rimasta. Eppure ogni anno raccoglieva personalmente cinquanta quintali di granoturco, convinto che la miglior garanzia per stare in buona salute e vivere al lungo fosse produrre ogni anno una sufficiente quantità di sudore. La sua vitalità era strabiliante: camminava su e giù per le montagne con una velocità cui Prem Das, giovane e atletico e nemmeno trentenne, riusciva a stento a tenere il passo. Nonostante l'età, mostrava un attivo interesse nei confronti per il sesso e più volte aveva fatto delle proposte galanti alle donne dei nostri gruppi.
Le sua cerimonie duravano tutta la notte ed erano veramente indimenticabili. Don Josè vi partecipava con un grande cappello e il costume Huichol, entrambi ricamati e decorati con intricati disegni geometrici e i sacri simboli della sua tribù: Kauyumari, lo spirito dei cervi, Nonno Fuoco Tatewari, il cactus del peyote Hikuri, l'aquila dalla doppia testa, che rappresentava lo sciamano capace di vedere in tutte le direzioni, e molti altri. Prima della cerimonia, Don Josè ingeriva un grosso pezzo di peyote, che lo aiutava a trascendere i limiti delle ordinarie sensazioni sensoriali e di "vedere con l'occhio della mente e con il cuore del Grande Spirito i nessi di tutte le cose visibili e invisibili".
Nonostante la quantità impressionante di peyote che ingeriva, Don Josè svolgeva le attività rituali e gli interventi guaritori con impeccabile precisione, tendendo la freccia della preghiera e le penne di tacchino con le sue tre dita, e cantando per ore. Prem Das accompagnava i suoi canti dolci e ossessivi con il ritmo del tamburo. Il gruppo partecipava aggiungendo i suoni energetici di sonagli fatti con zucche e fagioli secchi. Don Josè aveva una capacità inimitabile di mettere in equilibrio sacro e profano.
Quando si sentivano i canti e i tamburi era molto serio e creava nella stanza un atmosfera solenne e misteriosa, ma durante gli intervalli il suo lato vivace e briccone prendeva il sopravvento. Rideva rumorosamente e scambiava con Prem Das barzellette sporche.
La cerimonia più straordinaria e memorabile con Don Josè ebbe luogo a Esalen nei tardi anni settanta, durante una terribile siccità che in california durò diversi anni. Per tutto quel periodo la mancanza d'acqua fu drammatica. L'agricoltura californiana era seriamente minacciata e anche nelle case di lusso non si poteva tirare la catena del bagno ne lavare i piatti. Quando la cerimonia stava per cominciare , uno dei partecipanti propose per scherzo: "Don Josè, c'è una terribile siccità, magari potresti fare la danza della pioggia". Tutto il gruppo prese la cosa come una battuta eccetto Don Josè che, dopo una breve pausa, accettò.
Non comprendendo il suo canto nel linguaggio degli Houichol, la cerimonia ci sembrò simile alla altre fatte in passato. Nel corso della cerimonia, Prem Das guidò il gruppo per nella Danza del cervo, durante la quale bisognava muoversi in modo stilizzato, combinando passi i avanti con rotazioni del corpo.
All'alba Don Josè prese una grossa conchiglia "orecchia di mare" e una coda di coniglio e ci invitò ad andare con lui giù nell'oceano per rivere la limpieza, o purificazione, e fare offerte di ringraziamento all'oceano per la cerimonia.
Andammo verso le scogliere coperte di cipressi della stupenda costa di Big Sur, ancora sotto il "riverbero" della cerimonia. La vista dell'oceano Pacifico baciato dalla luce mattutina mozzava il fiato. Mentre l'intero gruppo stava immobile a osservare lo stupendo panorama, qualcuno notò che era cominciato a piovigginare. "Incredibile...impossibile...fantastico..." furono i commenti su quello che, sotto una terribile siccità, sembrava un miracolo. Ma Don Josè rimase calmo. "è Kipuri, la benedizione degli dei" disse."Succede sempre, significa che abbiamo fatto una bella cerimonia." Mentre scendevamo giu per i gradini fino all'oceano , la pioggerella si trasformò in acquazzone. Don Josè arrivò alla riva, si fermo sua una roccia piatta, quattro metri sopra la linea dell'acqua, depositò l'offerta e cominciò a cantare. Quel giorno l'oceano era calmo, ma dopo pochi minuti di preghiera, sotto i nostri occhi increduli, si formò in superficie un onda gigante che si dirigeva rapidamente verso la roccia si Don Josè.
La massa d'acqua raggiunse la roccia con una violenza tremenda ma sulla punta estrema formò una spirale che portò via gentilmente le offerte.
Don Josè riempì la sua orecchia di mare con acqua dell'oceano e, dopo avervi intuito la coda di coniglio, benedisse e purificò ciascuno di noi. A qual punto stava diluviando e noi tutti, bagnati fradici, ricevemmo una limpieza di altro tipo. Quando ci arrampicammo di nuovo sulla collina, danzammo sotto la pioggia nel prato attorno a un albero di eucalipto, e alcuni si tolsero i vestiti.
[...]

(Stanislav Grof - quando accade l'impossibile)
#4
bellissimo, grazie mille!
Nei miei post non voglio incitare l'uso di alcuna sostanza, ma ritengo doveroso condividere le informazioni che ho raccolto con l'esperienza per ridurre al massimo i danni di tali condotte. Sconsiglio vivamente a chiunque di assumere qualsiasi sostanza psicoattiva.
#5
La lezione del perdono mi ha commosso parecchio! È bello leggere questi racconti! Grazie per aver condiviso Wink
#6
io credo che tu abbia avuto la possibilità di partecipare a quella che è l'esperienza che vorrebbe fare ogni vero psiconauta.
#7
In questo documentario appare Don Jose' Wink
[YOUTUBE]fjps5XAVAUk[/YOUTUBE]
"But how can the one liberate the many? By first liberating his own being. He does this not by elevating himself, but by lowering himself. He lowers himself to that which is simple, modest, true; integrating it into himself, he becomes a master of simplicity, modesty, truth. Completely emancipated from his former false life, he discovers his original pure nature, which is the pure nature of the universe. Freely and spontaneously releasing his divine energy, he constantly transcends complicated situations and draws everything around him back into an integral oneness. Because he is a living divinity, when he acts, the universe acts." Lao Tzu

"It’s too early for a science. What we need now are the diaries of explorers. We need many diaries of many explorers so we can begin to get a feeling for the territory." T. McKenna

"The man who dies before he dies, does not die when he dies." A. a Sancta Clara


ATTENZIONE! Tutti i miei post sono scritti a puro titolo informativo e non vogliono incitare in alcun modo all'utilizzo di sostanze stupefacenti e/o psicotrope!
#8
boboav a écrit :
io credo che tu abbia avuto la possibilità di partecipare a quella che è l'esperienza che vorrebbe fare ogni vero psiconauta.

Già... però i testi sono stati riportati da un libro: "Stanislav Grof - Quando accade l'impossibile" e letto il racconto del perdono devo comprarlo assolutamente!

Io credo che l'uomo non abbia ancora finito di evolversi. Fisicamente c'è ma deve ancora superare un evoluzione psicologica.
Praticamente ogni uomo nasce in una società che spesso ha dei problemi: disuguaglianze sociali e quindi odio, degrado, sfruttamento ecc., e questo succede fin da sempre.
Nei nostri sistemi sociali abbiamo ancora un che di scimmiesco ereditato dalle scimmie.
Abbiamo però la capacità di capire e di cambiare la nostra società, basandola non su leggi ma su principi come l'uguaglianza e il diritto di ogni uomo di vivere un esistenza felice e realizzata senza doverlo chiedere a nessuno. Se fosse così sarebbe la realizzazione del genere umano dove ogni uomo ha trovato se stesso, consapevole di sè, nessuno mai ostile agli altri, nessuno che vive tra le opinioni altrui (per esempio è per quello che esistono le mode), nessuno che viene emarginato. Ogni individuo si sentirebbe realizzato e finalmente il mondo sarà stabile e rilassato, senza casini socio-politici-economici e guerre, pieno di coscienza e in armonia con tutto.
#9
Birdbaobab a écrit :
Già... però i testi sono stati riportati da un libro: "Stanislav Grof - Quando accade l'impossibile" e letto il racconto del perdono devo comprarlo assolutamente!

Io credo che l'uomo non abbia ancora finito di evolversi. Fisicamente c'è ma deve ancora superare un evoluzione psicologica.
Praticamente ogni uomo nasce in una società che spesso ha dei problemi: disuguaglianze sociali e quindi odio, degrado, sfruttamento ecc., e questo succede fin da sempre.
Nei nostri sistemi sociali abbiamo ancora un che di scimmiesco ereditato dalle scimmie.
Abbiamo però la capacità di capire e di cambiare la nostra società, basandola non su leggi ma su principi come l'uguaglianza e il diritto di ogni uomo di vivere un esistenza felice e realizzata senza doverlo chiedere a nessuno. Se fosse così sarebbe la realizzazione del genere umano dove ogni uomo ha trovato se stesso, consapevole di sè, nessuno mai ostile agli altri, nessuno che vive tra le opinioni altrui (per esempio è per quello che esistono le mode), nessuno che viene emarginato. Ogni individuo si sentirebbe realizzato e finalmente il mondo sarà stabile e rilassato, senza casini socio-politici-economici e guerre, pieno di coscienza e in armonia con tutto.


pardon, non avevo letto la premessa
#10
boboav a écrit :
pardon, non avevo letto la premessa


fattone! :weed:
' a écrit :
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Albert Einstein:

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Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica.»

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#11
vi regalo un altro capitolo... :yawinkle:



LE FORMICHE DELLA GRANDE MADRE - visita a Palenque


[...]
visitammo le rovine dei dintorni: Chicen Itza, Dzibilchaltun, Uxmal e Thumul. Durante queste visite turistiche sviluppai i sintomi di un brutto mal di gola, ma non volevo rinunciare a vedere i monumenti degli antichi Maya, una cultura che fin dagli anni della mia adolescenza aveva catturato il mio interesse. La febbre alta e la gran quantità di daiquiri che bevvi per combattere la faringite e la laringite aggiunsero una dimensione molto interessante e ebbi penetranti intuizioni sui luoghi che visitai.
Sulla via del ritorno decidemmo di fermarci a villa Hermosa per visitare Palenque, una rovina Maya tra le più notevoli. Benchè le mie condizioni fisiche non fossero al top, sconsideratamente decisi di prendere un po di MDA, uno psichedelico, o enteogeno, strettamente affine all'ecstasi. Il mio programma principale era di prendere la sostanza a Chichen Itza ma non riuscii a farlo perchè mi sentivo troppo male. Una sessione tenuta in questo posto straordinario faceva parte della mia indagine sull'effetto culturale degli psichedelici. Da esperienze precedenti sapevo che quelle sostanze erano in grado di fornire intuizioni profonde sulle dinamiche archetipiche dei luoghi sacri.
Sebbene sapessi della necessità di aver bisogno di precise condizioni e ambienti per le esperienze psichedeliche, non volevo perdere l'occasione. Sulla base delle mie precedenti sessioni con MDA ero sicuro che sarei stato capace di gestire i suoi effetti in luogo pubblico senza attirare troppo l'attenzione. Mi misi gli occhiali scuri in modo che gli altri visitatori non notassero le mie pupille dilatate e presi 125mg della sostanza. Forse perchè avevo la febbre, forse per il potere del luogo, o per un transito astrologico particolarmente potente, gli effetti dell'MDA furono incomparabilmente piu forti di qualsiasi altra volta.
L'attacco fu straordinariamente improvviso e drammatico. Non riuscivo piu a mettermi in rapporto con le rovine che mi circondavano semplicemente come un visitatore ammirato.
Provavo ondate di ansia profonda e una sensazione di oppressione quasi metafisica. Il mio campo di percezione divenne sempre piu oscuro: cominciai a vedere gli oggetti intorno a me dotati di un'energia spaventosa e che iniziavano a ondulare in modo minaccioso.
Mi resi conto che a Palenque avevano avuto luogo migliaia di sacrifici umani e sentii che la sofferenza delle ere passate, in qualche modo, aleggiava ancora come una pesante nube. Percepii la presenza delle irose divinità Maya e della loro sete di sangue. Era ovvio che desideravano ardentemente altri sacrifici e sembravano pensare che sarei stato io la prossima vittima sacrificale. Per quanto convincente fosse questa sensazione, avevo sufficientemente senso critico per rendermi conto che si trattava di un esperienza simbolica interiore e che la mia vita non era realmente in pericolo.
Chiusi gli occhi per capire quello che stava accedendo dentro di me. Improvvisamente, sembrò che la storia tornasse a rivivere: vidi Palenque non come un mucchio di rovine , ma una fiorente città sacra al culmine della sua gloria. Fui testimone di un rito sacrificale incredibilmente dettagliato, tuttavia non ero solo un osservatore, ma anche la vittima sacrificale. A questa scena ne segui subito un'altra simile a poi un'altra ancora. Mentre affioravano le intuizioni sulla religione precolombiana e sul ruolo del sacrificio in questo sistema, i miei confini individuali sembravano scomparire completamente: mi sentivo sempre piu unito a tutti coloro che erano morti a Palenque nel corso dei secoli fino a immedesimarmi totalmente con essi.
L'immenso lago dei sentimenti che provavo comprendeva tutte le varie emozioni: il rimpianto per la perdita di una giovane vita, una strana ambivalenza nei confronti degli esecutori, ma anche l'arrendersi al proprio fato, e persino un attesa eccitata e interessata a quanto che stava per arrivare.
Ero affascinato da quello che provavo e dalla ricchezza delle mie intuizioni. Salii sulla collina e mi sdraiai accanto al Tempio del Sole per concentrarmi meglio su quanto stava accadendo. Le scene del passato bombardavano la mia coscienza con una forza straordinaria. Il mio incanto fu rapidamente sostituito da una profonda paura metafisica. Un messaggio sembrava arrivare chiaro e forte: "Tu non sei qui come un turista che origlia la storia, ma come vittima sacrificale, come tutti gli altri che sono stati sacrificati in passato. Tu non lascerai questo luogo vivo". Sentii la presenza schiacciante delle divinità che reclamavano il sacrificio. Perfino le mura degli edifici sembravano aver sete di altro sangue: il mio.
Nelle mie precedenti sessioni psichedeliche avevo provato stati alterati di coscienza e sapevo che in questi casi le paure peggiori non riflettono oggettivamente un pericolo esistente e che scompaiono non appena gli effetti delle sostanza scemano. Per quanto la mia esperienza fosse convincente, volevo credere che fosse "solo una delle tante" . Ma le sensazione di essere difronte a un destino funesto divenne sempre più reale. Riaprìì gli occhi e una raccapricciante sensazione di panico si impossesò di tutto il mio essere. Il mio corpo era ora coperto da formiche rosse giganti e la mia pelle stava ora erompendo in centinaia di bozzi cutanei. Questo stava accadendo realmente.
Mi resi conto che quella complicazione inaspettata forniva un elemento che prima mancava e che rendeva le mie paure assolutamente veritiere. Prima avevo dubitato che l'MDA da solo potesse uccidermi, ma ora non sapevo cosa potessero fare grandi quantità di tossine di formiche giganti messicane su un organismo il cui sistema nervoso simpatico era stato fortemente attivato dall'MDA, un derivato dell'amfetamina. Le formiche avevano portato un incognita all'equazione. Decisi di scappare, fuggire dalle rovine, sottrarmi all'influenza delle divinità. Ma il tempo sembrava essersi rallentato fino a quasi fermarsi e il mio corpo sembrava enormemente pesante, come se fosse fatto di piombo.
Cercai disperatamente di correre il piu veloce possibile, ma mi sembrava di avanzare come in un film a rallentatore. Era come se fossi bloccato sotto l'asse di un trattore; le divinità e le pareti delle rovine avevano una ferma presa su di me e mi trattenevano con il loro incantesimo. Mentre accadeva tutto questo le immagini di Palenque continuavano a balenarmi nella mente, potevo vedere il parcheggio pieno di automobili separato dalle rovine da una pesante catena: il mondo prevedibile, razionale, della realtà di ogni giorno quindi esisteva ancora...Mi posi l'obbiettivo di arrivare là, sentendo che così avrei in qualche modo salvato la mia vita. In quel momento, vidi la catena come un confine dove finiva l'influenza del mondo magico degli antichi dei. Il nostro mondo moderno non aveva forse screditato imperi basati su credenze in tali mistiche realtà?
Le mie aspettative si rivelarono corrette. Dopo quella che sembrava un eternità , con uno sforzo enorme raggiunsi il parcheggio. In quel momento era come se un grande peso fisico, psicologico e spirituale, fosse stato tolto dal mio essere. Mi sentii leggero, estatico, rinato e pieno di una pulsante energia vitale. Sentivo i miei sensi puliti e completamente aperti. Il magnifico tramonto durante il viaggio di ritorno da Palenque, il pranzo in un ristorantino a villa Hermosa e i succhi di frutta furono davvero esperienze estatiche.
Tuttavia passai gran parte della notte facendo docce fredde per alleviare il bruciore dovuto alla puntura delle formiche.
[...]
#12
JOLLY a écrit :
Mi resi conto che a Palenque avevano avuto luogo migliaia di sacrifici umani e sentii che la sofferenza delle ere passate, in qualche modo, aleggiava ancora come una pesante nube.


ho la stessa sensazione quando in TV vedo immagini della Valle dei Re (e delle piramidi egizie)....
che viaggione cmq!!
e grazie per questi regali Jolly!! Toungeidu:
' a écrit :
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#13
Stanislav Grof e il 5-meo-dmt


L'inizio dell'esperienza è stata molto improvvisa e drammatica. Sono stato colpito da un fulmine di immenso potere che ha immediatamente frantumato e dissolto la mia realtà quotidiana. Ho perso ogni contatto con il mondo circostante, che è completamente scomparso come per magia. In passato, ogni volta che avevo preso una alta dose di psichedelici, mi piaceva sdraiarmi e mettermi comodo. Questa volta, tali preoccupazioni erano irrilevanti perché ho perso la consapevolezza del mio corpo, così come l'ambiente. Dopo la sessione, mi è stato detto che dopo aver preso un paio di boccate, mi sono seduto lì per diversi minuti come una scultura, tenendo il tubo vicino alla mia bocca. Cristina e Poul hanno dovuto prendere il bong dalla mia mano e mettere il mio corpo in una posizione reclinata sul divano.
In tutte le mie sessioni precedenti, avevo sempre sostenuto un orientamento di base. Sapevo chi ero, dove mi trovavo, e perché stavo avendo esperienze insolite. Questa volta tutto si è sciolto in pochi secondi. La consapevolezza della mia esistenza quotidiana, il mio nome, la mia sorte, e la mia vita sono scomparsi come per magia. Stan Grof ... California ... Stati Uniti ... il pianeta Terra ... questi concetti hanno debolmente echeggiato per alcuni momenti come immagini oniriche alla periferia della mia coscienza e poi si spensero del tutto. Ho cercato di ricordare con tutto me stesso l'esistenza delle realtà, ma improvvisamente non aveva alcun senso.
In tutti i miei precedenti sessioni psichedeliche c'è sempre stato qualche ricco contenuto specifico. Le esperienze legate alla mia vita attuale, la storia della mia infanzia, la nascita e la vita embrionale, le mie esperienze di vita passate, immagini dalla storia umana, visioni archetipiche di divinità o demoni, o visite a vari domini mitologici. Questa volta, nessuna di queste dimensioni sembrava esistere, tanto meno manifesta. La mia unica realtà era una massa di energia vorticosa e radiante di proporzioni immense che sembrava contenere tutta l'esistenza in una forma sintetica e del tutto astratta. Sono diventato coscienza di fronte l'Assoluto.
Aveva la luminosità di una miriade di soli, eppure non era la stessa luce che conoscevo nella vita quotidiana. Sembrava di essere pura coscienza, l'intelligenza e l'energia creativa che trascende tutte le polarità. E 'stato infinito e finito, divino e demoniaco, terrificante e estatica, creativa e distruttiva - tutto questo e molto di più. Non esisteva nessun concetto, nessuna categoria per quello a cui stavo assistendo. Non riuscivo a mantenere un senso di esistenza separata di fronte a una tale forza. La mia identità ordinaria è stato frantumato e dissolto; Sono diventato uno con la Sorgente. Col senno di poi, credo che devo aver sperimentato il Dharmakaya, la Chiara Luce Primaria, che secondo il Libro Tibetano dei Morti, il Bardo Thödol, appare al momento della nostra morte. Portava qualche somiglianza con quello che ho incontrato nella mia prima sessione di LSD, ma era molto più oltre e ha completamente estinto ogni senso della mia identità distinta.
Il mio incontro con l'Assoluto è durato circa 20 minuti di tempo dell'orologio, come misurato da osservatori esterni. Per quanto mi riguarda, durante tutta la durata della mia esperienza, il tempo ha cessato di esistere e ha perso qualsiasi significato. Dopo quella che sembrava un'eternità, immagini oniriche concrete e concetti cominciarono a formarsi nel mio campo esperienziale. Ho iniziato a intuire le immagini fugaci di un cosmo con galassie, stelle e pianeti, più tardi, gradualmente visualizzai un sistema solare, e in essa la Terra, con grandi continenti.
Inizialmente, queste immagini erano molto distanti e irreali, ma come l'esperienza ha continuato, ho cominciato a sentire che queste realtà possano realmente avere esistenza oggettiva. Gradualmente, ho avuto un ulteriore cristallizzazione nelle immagini degli Stati Uniti e California. L'ultimo a uscire è stato il senso della mia identità di tutti i giorni e la consapevolezza della mia vita presente. In un primo momento, il contatto con la realtà ordinaria era estremamente debole. Riconobbi dove ero e ciò che le circostanze erano. Ma ero sicuro che avevo preso una dose eccessiva e che in realtà stavo morendo. Per qualche tempo, ho creduto di sperimentare il bardo, lo stato intermedio tra la mia vita presente e la mia nascita nella prossima incarnazione, come viene descritto nei testi tibetani.
Mentre stavo riguadagnando contatto più solido con la realtà, ho raggiunto un punto in cui sapevo che stavo tornando da una sessione psichedelica e che sarei sopravvissuto a questo esperimento. Ero sdraiato lì, ancora mezzo morto, ma ormai senza piu la convinzione che la mia vita attuale fosse minacciata.
#14
5 m
#15
spero che qualcuno/i QUA dentro abbia almeno letto un post di jolly per intero sono tutti ricchi di particolari anche se non descritti come si deve, mi vorrei soffermare SU COME viene descritto il metodo e la preparazione di una Cerimonia che non è dire un pater nostrum e poi mangiarsi un dono della pachamama con gli amici...e sopratutto non viene CHIESTO soldi!
grazie Jolly(blue)per aver condiviso queste tue testimonianze ricche di particolari che spero servano a fare capire agli utenti cosa fare e non provar a fare
#16
URULU E ALCHERINGA


Un'avventura nel Tempo del sogno




Ci trovavamo in Australia Centrale per visitare l'Ayers Rock, una formazione geologica unica in mezzo al continente, che gli aborigeni chiamavano Urulu e consideravano la loro montagna cosmica.
[...]
Il motel, situato in questo posto misterioso, sembrava l'ambientazione perfetta per una sessione psichedelica. Avevo con me un po' di LSD, che mi era rimasto dai tempi della mia ricerca in cecoslovacchia, quando ero il responsabile di un programma di terapia psichedelica e avevo accesso a quantità illimitata di questa sostanza.
Benchè mi sentissi piuttosto stanco dopo le lunghe ore nel deserto, dicisi di usare quell'opportunità irripetibile per un viaggio interiore. Christina, in quel periodo, come risultato del risveglio della sua Kundalini viveva molte esperienze spontanee: decise quindi di non unirsi a me in quest'avventura. Era però disposta a essere svegliata se avessi avuto bisogno di qualcuno che, per dirla con una sua espressione, "tenesse il filo dell'aquilone". Presi 400 microgrammi di LSD e mi distesi comodamente nel letto del motel.
Dopo circa 45 minuti di tranquilla meditazione, la sostanza cominciò a fare effetto e il mio stato di coscienza subì rapidissimi e profondi cambiamenti. Mi sentì trasportato velocemente nel Dreamtime, o Tempo del sogno, all'inizio del mondo.
Avevo una coscienza superficiale della mitologia australiana, ma quanto vidi superava qualsiasi cosa avessi letto o sentito. Eppure, in qualche modo, non avevo dubbi che la mia esperienza del dominio mitico degli aborigeni fosse assolutamente autentica.
Vidi la superficie della terra, piatta, indistinta, monotona e fui testimone dell'arrivo di figure mitiche di varie forme! Mentre cantavano canti misteriosi sembravano dare forma al paesaggio, portando all'esistenza rocce, montagne, gole e stagni. Alcuni avevano sembianze umane, altri forme di serpenti o altri animali. Tra loro c'erano diverse figure antropomorfe gigantesche che attiravano particolarmente la mia attenzione. Non aveva mai sentito prima che nella mitologia degli aborigeni ci fossero giganti.
All'inizio ero soltanto un osservatore, testimone di questa fantastica esibizione del Tempo del sogno. Poi, improvvisamente, la situazione cambiò e gli abitanti di quel mondo si rivolsero contro di me come se fossi un intruso indesiderato, minacciando di distruggermi ed esigendo che rivelassi il motivo della mia audace trasgressione. Cercai di spiegare che venivo con grande rispetto e umiltà, che le mie intenzioni erano amichevoli e che il mio unico scopo era la ricerca del sapere. Questi esseri mitici mi sottoposero a quello che sembrò uno scrupoloso scrutinio psicologico e spirituale, alla fine del quale rivetti il permesso di visitare il loro dominio. La condizione era che mi sottomettessi completamente alle loro regole.
Superato questo punto morto fui in grado di continuare senza impedimenti il mio viaggio attraverso il Grande Tempo del Sogno. Davanti ai miei occhi la massa maestosa di Urulu (montagna sacra) emergeva dall'abisso primordiale, che esisteva in qualche luogo, oltre lo spazio e il tempo così come li conosciamo noi. Ma non era una massa geologica inorganica, come appare nel nostro mondo, ma una gigantesca figura accovacciata, un terrificante rettile mostruoso. Sentivo il tuono assordante delle sue massicce mascelle che si aprivano e potevo vedere il fondo delle sue fauci. Era pieno di quello che sembrava un turbinante magma vulcanico che ogni tanto vomitava scariche monumentali.
Ma descrivere l'interno delle sue fauci come magma vulcanico coglie solo l'aspetto superficiale di quella sostanza misteriosa: in quanto lava incandescente sembrava avere il potere di distruggere e creare, ma a un livello più profondo e su scala maggiore. Sembrava essere l'essenza archetipica che soggiace l'attività vulcanica. Come la materia primordiale dei Greci, "hyle", o la materia prima degli alchimisti, sembrava essere il principio universale delle creazione e della distruzione. Era l'essenza dell'esistenza da cui emergono le forme e nella quale ritornano. Osservavo questo terrificante spettacolo ed ero testimone del mistero ultimo del Cosmo. Prima di riprendermi completamente da quello sconvolgente incontro con Urulu, il rettile primordiale della creazione e della distruzione, dovetti confrontarmi con un altra figura gigantesca. Era la Grande Dea Madre sotto le spoglie di un canguro femmina. Improvvisamente mi resi conto di essere diventato un feto minuscolo di canguro nel suo grembo. Il passaggio attraverso il canale del parto fu più semplice della nascita umana che avevo sperimentato nelle mie precedenti sedute psichedeliche.
Ma la prova più impegnativa, un vero rito di passaggio, fu la salita successiva per entrare nel suo marsupio e raggiungere i suoi capezzoli, per riceverne il nutrimento. Il viaggio era talmente difficile che provai piu volte la sensazione di non essere capace di finirlo e di morire lungo il percorso. Alla fine riuscii a raggiungere la mia meta: il latte nutriente che, generoso, usciva a fiotti dai capezzoli della Grande Dea Canguro, che sapeva di ambrosia e mi fece dimenticare la difficoltà di quell'inquietante viaggio. L'estatica unione con la Dea Canguro fu l'ultima grande esperienza della mia sessione.
L'alba stava per arrivare e Christina si svegliò, ansiosa di sapere le mie avventure del viaggio notturno. Dopo averle raccontato brevemente i punti salienti, decidemmo di scalare l'Eyers Rock per assistere alla levata del sole e goderci dalla cima la vista del deserto circostante. La salita fu piuttosto ripida: in molti casi, dovemmo usare le catene messe a disposizione per i turisti. Quando avevamo percorso un terzo della strada che portava alla cima, il tempo cambiò rapidamente e raffiche di vento cominciarono a colpirci ripetutamente.
All'improvviso Christina sentì un campo di forze impenetrabili che le impediva di continuare la scalata. Era come se mani invisibili la spingessero giù dalla roccia. Decise di cedere alla loro pressione e di tornare alla base per aspettarmi lì. Io non ero ancora tornato completamente al mio stato di coscienza ordinario e ero fortemente determinato a continuare la scalata per arrivare alla vetta. Mentre lottavo contro le raffiche di vento, ricevevo un messaggio interiore da una fonte sconosciuta: mi diceva che per gli aborigeni scalare la montagna era un privilegio speciale, ma io mi ero guadagnato il diritto di farlo per essermi sottoposto al rito di passaggio la notte precedente.
La visione del vasto deserto colorato di rosso-arancione dai raggi del sole nascente era spettacolare. Diversi turisti raggiunsero la cima dopo di me; si fecero vicendevolmente delle foto, parlando a voce alta. Tra loro c'era una donna con una t-shirt con scritto "Io ho scalato l'Eyers Rock". Non mi fermai a lungo e iniziai la discesa per riunirmi a Christina e avere tempo per riflettere con calma. La trovai in una piccola grotta immersa in meditazione.
[...]
#17
UNA FESTA PER EXU


Intervista con Orixà


[...]
Quando vivevamo all'Esalen Institute le nostre possibilità economiche erano molto limitate. Avevamo optato per una vita semplice nell'incantevole costa di Big Sur, piuttosto che uno stile di vita più ricco e consumistico che avrebbe comportato il trasferimento in città. Noi eravamo così in grado di vivere in stretto contatto con una straordinaria fauna selvaggia osservando i giochi delle lontre marine, dei leoni di mare e dei delfini. Potevamo vedere gabbiani, cormorani e pellicani e altri uccelli marini volare nel cielo e galleggiare nell oceano sui campi di alghe giganti. Due volte l'anno le balene grigie, sul percorso tra l'Alaska e la Baia Di California, ci passavano vicino e la loro apparizione arricchiva questo spettacolo già di per se eccezionale. Big Sur era anche la tappa per un altro gruppo di instancabili migratori: le farfalle Monarch.
Il lato oscuro di questa vita era che non offriva abbastanza fonti di guadagno. Dovevamo cercare altre fonti di reddito in altre parti degli Stati Uniti e all'estero. Cercavamo di programmare i nostri piani in modo da coprire le spese e uscirne in pareggio. Era questa la situazione in cui ci trovavamo quando visitammo per la prima volta il Brasile per partecipare alla quarta conferenza transpersonale internazionale dell'ITA a Belo Horizonte. Avevamo organizzato diverse conferenze e un paio di seminari in diverse parti del Brasile, pensando che bastassero per pagare il viaggio.
Ma poi incontrammo una complicazione inaspettata, a nostra insaputa il seminario a Rio coincideva con la partita di calcio tra Brasile e Perù nell'ambito della coppa del mondo. E come ci saremmo presto resi conto, in Sudamerica competere con una partita di calcio significava avere le stesse probabilità di sopravvivenza di una palla di neve all'inferno. In breve i partecipanti furono soltanto 5: tenuto conto delle circostanze era un piccolo miracolo, ma non era sufficiente per proseguire il seminario. Dovemmo scusarci con il piccolo gruppo riunito per l'evento e cancellare il seminario, penosamente consapevoli che saremmo andati incontro a una considerevole perdita di denaro.
Ci trovammo così ad avere un sacco di tempo per visitare Rio o per altri programmi alternativi. Uno dei partecipanti venuti al seminario era Sergio, un giovane psicologo brasiliano che ci disse che stava facendo una ricerca sull'umbamda brasiliana, un culto sincretistico afrobrasiliano molto popolare che combina elementi di religioni tribali africane, cattolicesimo e culture indigene di indios brasiliani. Quando vide il nostro interesse per l'argomento, ci invitò ad accompagnarlo la sere stessa ad una cerimonia umbanda.
L'umbanda ebbe origine a Rio de Janeiro nel 1920 e da allora si è diffusa in tutto il Brasile. Le comunità umbanda sono guidate dai Peis De Santos (i padri dei santi) o dalle Mes De Santos (le madri dei santi), medium consacrati a divinità specifiche originarie dell' Africa occidentale, ovvero gli Orixà (idoli e dei delle tribù africane). I rituali si svolgono in centri speciali chiamati "terreiros". Si canta e si salmodia in lingua yaruba con l'accompagnamento di tamburi e ritmi diversi per ogni Orixà. I medium cadono in trance e impersonano le diverse divinità.
Sergio, assumendo un atteggiamento molto professionale, ci disse che l'umbanda era basata sulla superstizione di gente semplice e che non vi era nulla di interessante per colti professionisti come noi. Ma poichè continuavamo a insistere, si scoprì che suo cugino era responsabile del gruppo locale umbanda e che poteva farci avere il permesso di partecipare, alla fine acconsentì.
[...]
All'inizio entrammo in un garage buio, illuminato da lucine natalizie colorate sospese a fili che intersecavano il soffitto. Vicino a una delle pareti c'era un altare a tre livelli coperto da piccole figure di gesso che rappresentavano gli Orixà accompagnati dagli equivalenti cristiani, effigi di santi cattolici. Riconoscemmo Xango,la divinità dell'aggressione e del sesso insieme a San Giorgio e Imanja, la dea dell'oceano che condivideva lo spazio con la Vergine Maria.
Sergio ci mostro 2 figure in di ferro, una rossa e una nera con corni e cospicui attributi sessuali che rappresentavano rispettivamente un demone femmina e un demone maschio. Ci indicò anche Pompa Gira, divinità dalle sembianza di una donna sexy con un vestito scollato e il sorriso derisorio, dall'aspetto di una prostituta. Ci portò quindi in una grande zona adiacente, la "stanza dell'incarnazione", luogo dove si sarebbe tenuto il rituale. Ci presentarono a una vecchia dall'aspetto di strega con un solo occhio e i capelli scarmigliati, che impersonava il ruolo di "madre dei santi", e che aveva la responsabilità della cerimonia.
Quando la vedemmo uccidere un pollo e imbrattare con il suo sangue vari oggetti, Sergio ci spiegò che si trattava di un ebo, un'offerta cerimoniale.
Iniziati tamburi e canti, i Filhos e le Filhas de Santos cominciarono a danzare e a cadere in trance. Diversi osservatori facevano da assistenti e quando si accorgevano che qualcuno assumeva smorfie, gesti e comportamenti che caratterizzavano specifici Orixà, lo vestivano con costumi appropriati. C'erano due donne che si distinguevano per la loro condotta provocante e impudica e Sergio ci disse che sembravano impersonare Pompa Gira. Molto riservate prima del trance, ora sollevavano le gonne mostrando le mutande, urlando oscenità e avvicinandosi agli uomini con gesti che mimavano il rapporto sessuale. Le guardammo tracannare ciascuna tre grosse bottiglie di aquavit, un potente distillato con circa 45% di alcol, senza mostrare alcun segno di instabilità motoria.
La scena era selvaggia, l'atmosfera greve e un pò bizarra. Tuttavia Christina e io eravamo in grado di osservarla con il distacco tipico degli antropologi quando lavorano sul campo, con relativa obbiettività. Ma questo stato d'animo si dissolse quando la stregonesca Me de Santos si avvicinò a noi con un sorriso significativo chiedendoci se volevamo una "consulta". Consulta è una parola usata nell'umbanda per indicare in intervista con gli spiriti, durante la quale la medium incanala i messaggi e il consiglio degli Orixà a chi vi partecipa. Accettammo di parlare con gli spiriti, considerandola un'occasione per una esperienza interessante . Ma scoprimmo di essere completamente impreparati per quanto stava per accadere.
La vecchia ci portò da una delle donne sensuali e provanti che aveva consumato un enorme quantità di aquavit, spingendoci entrambi da dietro finchè non fummo molto vicini alla medium. La faccia della donna era contorta in una strana smorfia, mentre masticava e fumava un grosso sigaro. "Cosi voi volete parlare con gli spiriti?" ci chiese con un sogghigno canzonatorio. Senza aspettare la risposta, impassibile, allungò la mano sotto la vita di Christina, toccando e stringendo il suo basso ventre . "Problemi femminili eh?" ridacchiò. "Dolori e perdita di sangue, un sacco di energia!" Sergio ci traduceva i suoi commenti pronunciati in portoghese.
"Tu sei triste, molto triste e scombussolata," continuò con una voce che sembrava un gracidio. "è dura essere lontana dai tuoi due figli vero? Averlo così lontani su un isola". Eravamo stupiti. Christina era al culmine del risveglio della Kundalini caratterizzato da forti energie, il processo si era concentrato sulla pancia provocando molti problemi ginecologici di cui non si trovava una spiegazione medica. Aveva anche recentemente perso una causa legale per l'affidamento dei suoi due figli con l'ex marito, che ora vivano nelle Hawaii, e questo era per Christina costante motivo di irritazione e depressione.
La donna quindi si rivolse a me e, guardandomi con un espressione di scherno, disse: "Stai godendotela in Brasile no? Ti piacciono il cibo brasiliano e tutte quelle magnifiche spezie, eh? Basta che non ti preoccupi delle finanze: ti rovinerebbero tutto il divertimento! Non aver paura, non perderai i soldi in questo viaggio!" Quello era un altro colpo diretto. La mia passione per la tavola è una delle mie più grandi debolezze, come sanno Christina e i tutti i miei amici. Quando arrivo in paese che non conosco non vedo l'ora di provare la sua cucina. Eravamo appena stati a Bahia, dove mi ero appena innamorato di una straordinaria miscela di spezie africane e brasiliane. E, dopo la cancellazione del nostro seminario a Rio, i pensieri per la nostra situazione finanziaria erano stati sicuramente dominanti per la maggior parte del tempo.
La cosa ci lasciò sorpresi, dato che il nostro unico legame con la comunità umbanda era Sergio e lui non possedeva alcuna informazione su quanto la donna in trance stava comunicando. La scoperta che i medium possedessero quella straordinaria chiaroveggenza o tali abilità telepatiche sicuramente cambiò i nostri sentimenti e il nostro atteggiamento nei confronti del rituale. Improvvisamente iniziammo ad avere molto più rispetto per quanto stava accadendo e tutto cominciò a sembrare molto più autentico e serio. Trovarsi in una zona periferica non conosciuta di Rio, nell'ambiente grottesco dell'umbanda circondati da persone con poteri paranormali, scatenò in noi persino qualche ondata di paranoia.
Si rivelò poi corretta la rassicurazione sull'esito finanziario del nostro viaggio in Brasile che ricevetti dalla donna che incanalava Pompa Gira. Non ostante l'imprevisto annullamento del seminario di Rio de Janeiro, riuscimmo a uscire in pareggio: alla fine del nostro viaggio, scoprimmo che le nostre spese e i nostri guadagni erano quasi esattamente uguali.
#18
bellissimo!!!

curiosi questi Orixàs..

da http://www.umbandaitalia.com/orixas.html:

[...] Gli Orixàs (si legge Orisciàs) sono dunque i modi in cui Dio si manifesta nell'Universo, sia in spirito che in materia. Gli Orixàs sono manifestazioni divine che attuano sia sul piano della materia che a livello spirituale. [...]

Nanà, la Madre Terra

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' a écrit :
dio balla / god dances

ed è felice / and he's happy


Albert Einstein:

«
Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica.»

«Everything is energy and that’s all there is to it. Match the frequency of the reality you want and you cannot help but get that reality. It can be no other way. This is not philosophy. This is physics.»


#19
trascrivo questo capitolo sulla scia del discorso sulla psichiatria di oggi che aveva creato un dibattito interessante nella sezione baretto. Buona lettura! Wink




LA DEA SCROFA DEI MALEKULAN

La Storia di Otto

Le esperienze dei pazienti psichiatrici etichettate come psicotiche spesso comportano visioni di divinità, di presenze demoniache e visite in regni mitologici, cieli, paradisi e inferni. La spiegazione data dagli psichiatri tradizionali è che sono prodotti del cervello di pazienti afflitti da un processo patologico di origine sconosciuta, che in futuro potrà essere identificato e capito completamente. Benchè questa prospettiva sia spesso presentata nei circoli accademici come dato scientifico ovvio, al di là di qualsiasi dubbio ragionevole, in realtà si tratta di un affermazione che sul piano logico non può essere assolutamente accettata. Quest'approccio si basa spesso sui presupposti del materialismo monistico che domina il pensiero scientifico della civiltà industrializzata: la materia ha la precedenza rispetto alla coscienza. In realtà è inconcepibile che un processo patologico possa generare la ricca planoplia di immagini estetiche raffinate e filosoficamente affascinanti che caratterizza le esperienze di questi pazienti.
Queste esperienza spesso assomigliano a quelle descritte nelle grandi tradizioni orientali e occidentali, che Aldous Huxley chiama la "filosofia perenne". Esistono evidenze scientifiche convincenti che contraddicono la linea ufficiale. che considera queste esperienze come un prodotto patologico di cervelli malati. C.G. Jung e i suoi seguaci hanno dimostrato che in genere tali esperienze descrivono accuratamente elementi delle mitologie di varie culture, comprese situazioni di cui le persone coinvolte non hanno alcuna conoscenza. Le osservazioni di Jung mostrano inequivocabilmente che tali esperienze più che essere prodotti patologici del cervello, trovano origine nell'inconscio collettivo che tutti noi condividiamo. Le ricerche psichedeliche e il lavoro sul respiro olotropico hanno dato grande sostegno alla prospettiva junghiana. Gli stati di coscienza olotropica, al di la delle cause specifiche che li generano, forniscono una comprensione profonda della visione che le diverse culture hanno del mondo, in cui il cosmo è popolato da esseri mitologici e governato da divinità beate e adirate. In quelle occasioni si puo avere accesso al mondo archetipo degli dei, dei demoni, degli eroi leggendari, delle entità sovrumane e delle guide spirituali dell'inconscio collettivo. Si possono anche visitare luoghi e dimore nell'aldilà, che rappresentano una parte essenziale di quest'area della psiche umana.
Vivere una profonda esperienza personale in quei domini porta a prendere coscienza del fatto che le immagini del cosmo delle società preindustriali non sono basate su superstizioni o su un "pensiero primitivo magico", ma sono dirette esperienze di altre realtà. Una prova particolarmente convincente sull'autenticità di queste esperienze, come pure di altri fenomeni transpersonali, è il fatto che offrono informazioni nuove su esseri e domini archetipici. La natura e le caratteristiche delle informazioni che se ne ricavano superano di gran lunga le precedenti conoscenze degli individui che vi sono coinvolti.
Uno degli esempi più interessanti in tal senso si riferisce a Otto, uno dei miei pazienti a Praga, che ho curato per depressione e tanatofobia, la paura patologica della morte. In una delle sessioni psichedeliche Otto sperimentò una sequenze di morte psicospirituale e di rinascita. Quando l'esperienza stava per arrivare al culmine, ebbe una visione inquietante. entrava nell'oltretomba che era difeso da una terrificante dea con le sembianze di una scrofa. A questo punto sentì il bisogno impellente di disegnare una figura geometrica. Sebbene durante le sedute io chieda ai miei pazienti di stare sdraiati con gli occhi chiusi e di tenere le loro esperienze dentro di se, Otto aprì gli occhi, si alzò e mi chiese di portare qualche foglio di carta e materiale per disegnare. Tracciò in gran fretta e con una precisione straordinaria in intera serie di complesse forme astratte. Insoddisfatto e disperato, strappava la carta e l'accartocciava. Deluso dai suoi disegni era sempre più scoraggiato perchè non riusciva a "farli giusti". Quando gli chiesi che cosa stesse tentando di fare, non fu in grado di spiegarmelo. Disse che sentiva semplicemente una compulsione irrefrenabile a tracciare quelle linee geometriche, convinto che produrre la forma corretta fosse in qualche modo una condizione necessaria per concludere con successo la seduta. Otto era visibilmente coinvolto dalla situazione e faceva di tutto per cercare di comprendere il significato. Allora mi trovavo ancora sotto la forte influenza della mia formazione freudiana, e utilizzando il metodo delle libere associazioni, cercai di far del mio meglio per individuare i motivi inconsci di quello strano comportamento. Passammo parecchio tempo a lavorarci sopra, ma senza grandi risultati. L'intera sequenza sembrava non aver alcun significato rispetto all'infanzia di Otto o alla sua vita attuale. Alla fine ci spostammo su altre aree e smisi di pensarci. L'intero episodio rimase per me un mistero fino a molti anni dopo, quando mi trasferii negli Stati Uniti.
Poco dopo il mio arrivo a Baltimora, venni invitato come relatore per il convegno "il grottesco dell'arte". Tra partecipanti c'era Joseph Campbell, considerato da molti il piu grande mitologo del ventesimo secolo. Fu affascinato dai racconti dei miei pazienti.
Durante una discussione mi ricordai della storia di Otto e gliene parlai. "Che meraviglia!" disse senza esitazioni. "era chiaramente la madre notte cosmica della morte, la madre divoratrice dei Melekulan della Nuova Guinea." Continuò poi a raccontare che quella figura aveva la forma di una terrificante figura femminile con le fattezze di una scrofa. Secondo la tradizione dei Melekulan, sedeva all'entrata del mondo sotterraneo vigilando sul sacro disegno di un intricato labirinto. Chiunque avrebbe intrapreso il viaggio della morte l'avrebbe incontrata.
I Malekulan avevano un elaborato sistema di rituali che comportava il nutrimento e il sacrificio dei maiali. Quella complessa attività rituale era indirizzata a superare la dipendenza dalle madri umane e dalla Divinità della Madre Divoratrice. Nel corso della vita trascorrevano molto tempo a praticare l'arte del disegno del labirinto, poichè questa capacità era considerata essenziale per il successo del viaggio nell'aldilà. La Dea Scrofa avrebbe rifiutato il permesso di entrare nell'aldilà a chi non fosse stato capace di riprodurre perfettamente il disegno richiesto.
Restava la domanda, a cui perfino Joseph non era capace di rispondere, del perchè questo particolare motivo mitologico fosse così intimamente connesso con i sintomi emotivi di Otto e perchè Otto avesse incontrato quella divinità Malekulan nel corso della terapia. In termini generali, l'ansia di di gestire il viaggio postumo dell'anima doveva avere comunque un senso per una persona il cui sintomo principale era la tanatofobia. La paura psicologica della morte.
#20
[...]

I REGNI COSCIENTI DELLA TERRA
Il Regno Umano sulla Terra è il più cosciente di tutti i Regni Terrestri. Tuttavia l’umanità in questo periodo è in qualche modo inconsapevole di gran parte della propria coscienza.
La Terra stessa è una Coscienza celeste e sostiene molte forme di consapevolezza senziente dentro e fuori. Anche senza la coscienza dell’umanità, la Terra Senziente è un essere cosciente in crescita, che sotto molti aspetti è più pienamente consapevole del genere umano e del cosmo di quanto non lo sia l’umanità in questo momento.
La Terra ospita molti Regni e Sotto-Regni che hanno relazioni simbiotiche gli uni con gli altri ed in effetti con il Genere Umano e la Terra Unificata. Tra questi ci sono il Regno Minerale, il Regno Vegetale ed il Regno Animale. Anche ognuno di questi è senziente, ma l’umanità ha dimenticato gran parte della propria capacità di comunicare e ricevere la saggezza ed il vero supporto che ognuno di essi offre.

LA SAGGEZZA DELLE PIANTE
E così ci viene chiesto di parlare degli insegnanti sacri delle piante, perché all’interno di queste c’è in realtà un obiettivo unico che viene offerto a coloro che desiderano sperimentare una saggezza che esisteva prevalentemente nelle Scuole Alchemiche dell’antichità.
Non è null’altro che una modalità di intensa introspezione. E senza approvazione o condanna, vi diciamo che è una delle molte scelte individualmente distinte che portano ad una maggiore consapevolezza. Ma è davvero un percorso disponibile per i pochi che desiderano veramente entrare nella sua dimensione di verità. E’ un crogiolo di amplificazione all’interno di una giustapposizione di quello che viene definito Alpha e Omega.
Carissimi, il regno vegetale ha una capacità unica di interagire con l’umanità alquanto specializzata, perché ha la capacità di lavorare direttamente nel campo mentale, in un modo alquanto diverso dai regni minerali.
Il regno minerale e vegetale possono interagire in molteplici modi, aprendo le energie auriche, tenendo lo spazio per la comunicazione e la multidimensionalità, e tuttavia soltanto il sacro regno vegetale ha la capacità di entrare nel corpo fisico attraverso il flusso sanguigno. Questo altera la frequenza cerebrale in un modo che permette alla coscienza primaria di entrare nell’ultravioletto del subconscio onirico nello stato lucido, senza la narrativa frontale della personalità-ego.

INFLUENZA DELLE PIANTE MEDICINALI
Il regno vegetale offre qualità medicinali che nessun altro regno sulla terra può offrire allo stesso modo. Le piante sono in grado di influenzare la pressione del flusso sanguigno, sia verso l’alto sia verso il basso. Alcune erbe sono in grado di alzare le vostre emozioni e stati d’animo. Altre sono in grado di regolare gli emisferi del cervello umano, e così facendo possono modulare come vi relazionate con la vostra essenza più grande, gli aspetti inconsci della mente multidimensionale.
Le società campestri degli indigeni lo sanno da millenni, come le Società Mistiche degli Egiziani.
Essi sapevano, attraverso la comunicazione diretta, che alcune piante erano in grado di alterare le onde del pensiero, gli stessi modelli di risonanza del cervello. Ed in tal modo portali che altrimenti erano di difficile accesso, venivano aperti grazie all’alleanza delle cosiddette sacre piante medicinali.
Così essi appresero che quando le onde cerebrali venivano alterate, venivano alterati anche i pensieri e quando i pensieri venivano alterati la coscienza era in grado di espandere o contrarre la propria percezione delle realtà. Era come se gli emisferi del cervello potessero essere rivoltati ed osservati da una diversa lente di percezione.
E così in questa lente unica, i contenuti del cervello umano sono spostati e possono essere visti in percezioni espanse in modi che sono al di sopra dell’allineamento lineare di spazio e tempo. Un’acuta consapevolezza ben al di sopra della norma diventa sia possibile sia probabile all’interno di questo effetto.

PORTE DELLA PERCEZIONE
Vengono così aperte porte verso un’altra dimensione di percezione, verso altre realtà, aspetti eccezionali della mente, e possono permettere grandi visioni transizionali e lampi di creatività e comprensione, che spesso permettono ai "blocchi emozionali" profondamente radicati di essere confrontati e rilasciati.
Diremo che le piante psicoattive, a gradi variabili, possono essere di grande aiuto, e cambiare a seconda dell’energia dell’ individuo. Per alcuni sono di valore incommensurabile e per altri meno. E’ una questione di prontezza, di sistema di credenze e di scelta individuale e discernimento.

[...]

Vi diremo che l’esperienza umana è spesso piena di reazioni emotive avverse alle interazioni della vita, ed alcuni ostacoli di energia restrittiva si verificano nei corpi emozionali e mentali che chiudono le finestre della mente. Alcune piante sacre del genere psico-attivo, se assunte in modo cerimoniale da un facilitatore esperto possono contribuire a ri-aprire tali porte e finestre.

PORTALI DELLA MENTE
Tuttavia le piante che consentono l’allucinazione della mente possono essere molto benefiche per alcuni e molto meno per altri. E’ perciò indispensabile che si sia in grado di navigare nella prospettiva dell’esperienza. Quella che definite illusione è in realtà un corridoio, un portale della mente che porta ad altre realtà e dimensioni.
Per esempio, come abbiamo detto, i corridoi aperti dalla pianta medicinale chiamata ayahuasca possono condurre un individuo verso energie radicate irrisolte causate da traumi nella vita attuale ed in altre vite offrendo il sentiero verso l’esperienza. In questo modo, il problema della vita attuale o passata viene messo a fuoco e le energie ad esso associate vengono rivissute nell’aspetto della realtà attuale con l’opportunità di lasciar andare quello che necessita di essere liberato per rimuovere l’ostruzione intrappolata. Si può anche cambiare l’esito o finire una missione incompiuta che non sia stata completata nell’esperienza precedente.

L’OBBIETTIVO COMULATIVO
Di conseguenza la mente si espande in una serie di realtà ologrammiche del tempo multidimensionale e non è bloccata in una percezione. Molto diventa disponibile con quello che chiamiamo dimensione focale, la dimensione della Verità in relazione all’individuo.
Tuttavia, siate consapevoli che la forza e soprattutto la saggezza sono necessarie per portare a termine questi rilasci e completamenti. Semplicemente avendo accesso alla porta dell’espansione non significa necessariamente che si avrà la chiave per aprirla o la capacità di navigare all’interno delle realtà offerte. Un certo livello d’intento, volontà, e forza d’animo sono necessari per instaurare la saggezza cosciente e la zavorra per navigare e manifestare questi esiti favorevoli.

IL REQUISITO DELLA PREPARAZIONE
La forza genera forza e la saggezza dà inizio ad una saggezza ancora maggiore, ma entrambe richiedono sforzo e preparazione, vedete. Ed è essenziale capire che si deve entrare in questi regni in uno stato di preparazione e scevro di paura. Perché se si entra in modo casuale, se si entra in uno stato di realtà espansa con paura, la paura deve essere superata o si sperimenterà l’amplificazione di quella paura. Non è davvero un’esperienza di ricerca superficiale e richiede forza, preparazione e coraggio.
Senza questi attributi, si hanno semplicemente delle allucinazioni o si sperimentano soltanto sogni o incubi. In alcuni casi non accade nulla. E di conseguenza si ritorna da dove si è venuti senza le ricompense che erano disponibili. La chiave è che la vibrazione del ricercatore deve corrispondere al massimo scopo del viaggio. Tali piante non sono mai state destinate allo svago per divertimento, vedete. Si deve entrare come se si entrasse nella più sacra delle Cattedrali, con riverenza, rispetto e con grande considerazione.
Se si entra nel regno della realtà espansa senza preparazione, si incontrerà un’esperienza che non ha merito di redenzione. Ciò che si semina, si raccoglie. Se nulla è cucito nel sacro intento, nulla di valore sarà raccolto. E’ così in tutti i tentativi di crescita e spirito. E con il massimo intento, la capacità di entrare senza paura è equivalente. Questo è tra gli attributi di preparazione richiesti, perché la paura è sempre la statica vibrazionale di spaccatura, una frequenza che non è in armonia con l’esperienza, capite.
Così sia chiaro che c’è davvero una coscienza senziente di prim’ordine disponibile nell’esperienza di ayahuasca, che è attualmente di gran lunga la più profonda di tutte le sacre piante medicinali. E poi è quella che offre il massimo vantaggio e fornisce la più alta frequenza per la saggezza.

PROCESSO
L’ingestione connette il ricercatore con la zona ultravioletta della mente subconscia. E’ simile nel procedimento a quella che può essere definita esperienza di “pre-morte”. La coscienza dell’ego deve “andare a dormire” ed il subconscio si apre in un sogno lucido che porta l’individuo alla dimensione della Verità. In effetti si verifica un ricablaggio che benevolmente apre dei corridoi verso lo stato più ampio della coscienza.
E’ un processo che permette al ricercatore progredito di affrontare l’imperfezione, rivedere la perfezione e confrontare l’intera esperienza dalla nascita al presente, e riavviare. Si tratta, in sostanza, di una rinascita.
Le Antiche Scuole Misteriche usavano questo processo per lo studente avanzato. Si tratta di un effetto simile al processo del quinto giorno di digiuno, ma avviene in un tempo molto più breve e spesso con maggiori dettagli.

DISCERNIMENTO
Ora, se si fraintende lo scopo o si applica l’esperienza in modo sbagliato, e si entra a casaccio per pura curiosità, la frequenza senziente non si combina e a livello vibrazionale semplicemente non può verificarsi l’esperienza più grande. E per quella ragione esse NON sono per tutti. Aggiungeremo anche che mentre queste piante offrono un’incredibile opportunità per la purificazione e la verità, certamente non sono l’unico mezzo per ottenere tale chiarezza.
La pianta possiede una frequenza estremamente alta ed un elevato grado di coscienza della Terra stessa, e di conseguenza offre un’incredibile trasformazione per coloro che scelgono questo obiettivo, e per coloro che sono pronti. Il regno vegetale offre dei portali, ma il portale più importante, vedete, è nel vostro cuore, e lo portate sempre con voi.
#21
bellissimo!

..è sempre di Grof?!


JOLLY a écrit :
[...]
La pianta possiede una frequenza estremamente alta ed un elevato grado di coscienza della Terra stessa, e di conseguenza offre un’incredibile trasformazione per coloro che scelgono questo obiettivo, e per coloro che sono pronti. Il regno vegetale offre dei portali, ma il portale più importante, vedete, è nel vostro cuore, e lo portate sempre con voi.

' a écrit :
dio balla / god dances

ed è felice / and he's happy


Albert Einstein:

«
Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica.»

«Everything is energy and that’s all there is to it. Match the frequency of the reality you want and you cannot help but get that reality. It can be no other way. This is not philosophy. This is physics.»


#22
L'INCONTRO DI GROF CON UN GURU INDIANO


Swami Muktananda e il Siddha Yoga


[...]

Muktananda sapeva che avevo lavorato con l'LSD e cominciò a parlare dell'uso di sostanze psicoattive nella pratica spirituale. Espresse la convinzione che le esperienze indotte da queste sostanze fossero in stretta relazione con quelle ricercate nel Siddha Yoga.
"Mi risulta che hai lavorato con l'LSD," disse per mezzo del suo interprete, una giovane donna indiana che molti anni dopo designò come suo successore con il nome di Swami Chitvillasananda. "Noi qui facciamo qualcosa di simile. Ma la differenza consiste nel fatto che nel Siddha yoga insegnamo alle persone non soltanto ad andare in alto, ma anche a rimanere in alto," dichiarò, sicuro di se. "Con l'LSD si possono avere grandi esperienze, ma poi si torna giù. In India ci sono molti seri ricercatori spirituali, bramini e yogi, che usano le piante sacre nella loro ricerca spirituale," continuò Muktananda, "ma non sanno come farlo in modo corretto."
Cominciò poi a parlare della necessità di avere un approccio rituale rispettoso per la coltivazione, la preparazione, il fumo e l'ingestione della canapa indiana (cannabis indica) sottoforma di bhang, ganja o charas, e criticò l'uso casuale e irriverente di marijuana e hashish da parte delle giovani generazioni in occidente.
"Gli yogi fanno crescere, raccolgono e lavorano la pianta con grande consapevolezza e devozione," disse. "Prima la lasciano a bagno nell'acqua per 14 giorni in modo da liberarla da tutti gli ingredienti tossici e poi la seccano. La mettono in un chyloom (una pipa speciale) e la fumano. Poi giacciano nudi in estasi nella neve e nel ghiaccio dell'Himalaya." Mentre parlava del fumo con il chyloom e dell'estasi degli yogi, Muktananda assumeva espressioni, movimenti e posizioni come se stesse vivendo tali esperienze.
Nel corso della discussione, chiesi a Muktananda informazioni sul soma, la pozione sacra dell'antica india che viene citata piu di mille volte nel Rig Veda, e che ha giocato un ruolo cruciale nella religione vedica. Questo simbolo sacro era preparato da una pianta con lo stesso nome, di cui, nel corso dei secoli, si è persa l'identità. Avevo trovato affascinanti i racconti riguardanti il soma e speravo che Muktananda potesse avere conoscenze che portassero alla sua identificazione botanica e a isolarne il principio attivo. Scoprire il segreto del soma era a quel tempo il sogno di molti di noi, impegnati nella ricerca psichedelica.
Parlando del soma, Muktananda scartò l'ipotesi sostenuta dal micologo Gordon Wasson, che la pianta fosse il fungo Amanita Muscarinica. Mi assicurò che non era un fungo, ma una pianta rampicante, il che non mi sorprese molto, dal momento che un altro importante elemento della farmacopea psichedelica era l'ololiqui, il "sacramento" mesoamericano. Si tratta di una preparazione che contiene i semi di Ipomea Violacea, che potrebbe essere considerata una pianta rampicante, dato che cresce con l'aiuto di viticci.
Ma quello che seguì fu per me una grande sorpresa: Muktananda non solo sapeva cosa fosse il soma ma mi assicurò che ancora oggi era usato in India. Sostenne infatti di tenere regolari contatti con i sacerdoti che lo usavano nei loro rituali. E, a quanto diceva, ogni anno alcuni sacerdoti andavano dalle montagne fino a Ganeshpuri, il piccolo villaggio a sud di Bombay dove si trova il suo ashram, per celebrare il suo compleanno e, in quel occasione, si teneva sempre la cerimonia del soma. Alla fine dell'incontro, Muktananda invitò Christina e me a visitare il suo ashram il giorno del suo compleanno e promise di dare istruzioni perchè partecipassimo a questo antico rituale.
Sembrava che il darshan si fosse trasformato in uno scambio di informazioni, quasi professionali, sulle "tecnologie del sacro", ma improvvisamente la situazione prese una svolta inaspettata. Senza nessun preavviso, Muktananda bruscamente allungò la mano per prendere una scatola di dolci che stava sul tavolino al suo fianco. Nell'anshram si trovavano sempre dolci sparsi qua e la, poichè Muktananda aveva spiegato che Shakti, la divina energia femminile, aveva grande affinità con i dolciumi, e il bar abbondava di confezioni di ogni genere. Muktananda tirò fuori dalla scatola due pasticcini, li scartò con grande abilità e me li mise in bacca schiaffeggiandomi le guance piuttosto violentemente; mi colpì quindi sulla fronte e mi diede un calcio negli stinchi.
Poi si alzò facendomi capire che il darshan era finito. Sulla porta, mentre stavamo per uscire, ci guardò e disse: "Avremo due ritiri impegnativi sullo shivaismo del kashmir, siete entrambi invitati come miei ospiti". Prima che lasciassimo la stanza mi guardò intenzionalmente e disse: "sarà per te molto interessante". A quel tempo non sapevo nulla sullo shivaismo, dal nome potevo solo intuire che avesse a che fare con Shiva. Ringraziammo Muktananda, ci salutammo e uscimmo dalla stanza del darshan per entrare nella spaziosa sala dell'ashram riservata alla meditazione.
Fuori c'era una grande folla che aspettava di vederci uscire, per la maggior parte sembravano persone arrivate al Siddha Yoga per le loro esperienze psichedeliche. Sospettando che la mia discussione con Muktananda avesse affrontato l'argomento delle sostanze psichedeliche, volevano sapere se il guru aveva detto qualcosa a riguardo. Dovetti quindi passare attraverso un fuoco incrociato di domande del tipo: "di che cosa avete parlato? Baba ha detto qualcosa sull'acido? Ha detto che le sostanze si possono usare?"
Non avevo alcuna voglia di essere socievole, ed ero consapevole di alcune strane sensazioni del mio corpo, come se qualcosa mi stesse ribollendo in testa. Scusandomi, mi liberai dalla folla e mi indirizzai nella parte piu lontana della sala di meditazione. Li mi sedetti con le gambe incrociate, la schiena premuta contro la parete e gli occhi chiusi. Sentii che era il modo migliore per capire cosa stava accadendo dentro di me.
Gli yogi siddha godevano della reputazione di poter risvegliare con lo shaktipat (tocco del guru), l'energia psichica interiore, e io "sapevo" che quanto Muktananda aveva appena fatto con me era proprio questo. Non mi aspettavo però alcuna reazione significativa visto che non mi consideravo particolarmente suggestionabile. A quel tempo ero convinto che nulla se non una sostanza fortemente psicoattiva, potesse cambiare significativamente la mia coscienza. La mia reazione mi colse di sorpresa.
Pochi secondi dopo aver chiuso gli occhi mi ritrovai in una stato di completa nullità, in un vuoto che aveva dimensioni cosmiche. Per descriverlo, potrei dire che mi sentii sospeso un uno spazio interstellare, un luogo a metà strada tra la Terra e l'Alpha Centauri. Ma questo era soltanto un aspetto molto superficiale dell'esperienza e non comprendeva il senso di profonda pace e tranquillità di questa situazione e le straordinarie intuizioni metafisiche che vi erano associate. Sentii di trovarmi in uno stato che trascendeva tutte le polarità , con una comprensione totale dell'esistenza. Sembrava che questo vuoto cosmico, in qualche modo, contenesse il segreto dell'essere e della creazione. Quando riaprii gli occhi di nuovo mi accorsi che era passata piu di un'ora dalla fine del darshan.
[...]
#23
La seduta DPT di Jesse


Il giorno della seduta psichedelica. Jesse manifestò una paura quasi infantile con molta apprensione per quanto sarebbe potuto accadere. Dopo avergli somministrato 90 mg di DPT per via intramuscolare, dovemmo fare molti sforzi per persuaderlo a mettere la mascherina e le cuffie stereo. L'inizio della seduta fu segnato da un intenza lotta contro l'effetto della droga.
Jesse sembrava aggrapparsi alla realtà con la stessa ansiosa determinazione con cui si attaccava alla vita nella sua battaglia quotidiana contro il cancro. La sua lotta contro l'esperienza fu marcata da un intenza sofferenza fisica, particolarmente tosse e nausea, che alla fine culminò in vomiti ripetuti. Jesse venne sopraffatto dal materiale che si riversava nella sua mente. La musica gli sembrava violenta, forte e distorta e la visse come un attacco. Sentì che se si arrendeva all'esperienza sarebbe morto. In diverse occasioni manifestò un profondo rammarico per aver preso la droga.
Nel corso della sua lotta eroica, passarono davanti ai suoi occhi innumerevoli scene e immagini nelle quali era sia osservatore sia attore. La sua ansia era caratterizzata da immagini di creature grottesche e terrorizzanti di varie forme che lo attaccavano cercando di distruggerlo. Immaginava migliaia di scene di guerra, con aggressioni e distruzioni e altre situazioni in cui la gente moriva e "distruggeva se stessa". Durante un lungo episodio Jesse vide numerose scene di discariche disseminate di cadaveri, carcasse, scheletri, interiora putride e bidoni di spazzatura che emettevano odori disgustosi. In queste scene vide il proprio corpo, avvolto da bende puzzolenti, corroso dal cancro, la pelle spaccata coperta da ulcere cancerose che perdeva liquidi.
Improvvisamente vide una gigantesca palla di fuoco che apparve dal nulla. Tutto il sudiciume fu bruciato dalle fiamme purificatrici e fu consumato. La carne e le ossa di Jesse venne bruciate dal fuoco, ma l'anima sopravvisse. Si trovò nella scena del giudizio universale, dove Dio pesava le azioni buone e cattive. In quello che sembrava un giudizio finale diversi ricordi del suo passato attraversarono la sua mente. Gli aspetti positivi della sua vita furono trovati piu pesanti dei suoi peccati e delle sue trasgressioni. Jesse sentì come se avessero aperto la porta della sua prigione e lui fosse lasciato libero. A quel punto udì una musica celestiale e il canto degli angeli e iniziò a capire il significato della sua esperienza. Un profondo messaggio arrivò a lui tramite qualche canale sovrannaturale, non verbale, che permeò tutto il suo essere: "Quando muori, il tuo corpo sarà distrutto ma tu sarai salvato; la tua anima sarà con te per tutto il tempo. Tu ritornerai sulla terra e vivrai di nuovo, ma tu non sai che cosa sarai sulla prossima terra."
Il risultato di questa esperienza fu che le sofferenze si alleviarono cosi come scomparvero l'ansia e la depressione. Jesse emerse dalla seduta credendo profondamente nella reincarnazione, anche se il concetto era estraneo alla sua tradizione religiosa. Lottò a fondo con i limiti dell'educazione che aveva ricevuto per comunicare la natura e la portata della sua esperienza. Non si rendeva conto che parlando di reincarnazione stava descrivendo un concetto fondamentale del pensiero filosofico orientale e di molte alte tradizioni nel corso dei secoli. Esitò e si scusò piu volte nello spiegarmi la sua nuova convinzione, temendo che io considerassi le sue nuove idee, che erano in conflitto con le credenze accettate dai cristiani, come un sintomo di malattia mentale.
Dopo la seduta Jesse riuscì ad adattarsi alla situazione sviluppando un nuovo atteggiamento nei confronti della morte imminente. La prospettiva di un'altra incarnazione lo liberò dall'attaccamento al suo corpo, quasi distrutto dal cancro: ora lo considerava come un peso e un ingiusta complicazione della vita di Betty e di sua sorella, che avevano accettato il compito di prendersene cura.
Jesse morì serenamente 5 giorni dopo la seduta. Fu quasi come se si affrettasse a ricevere un nuovo corpo nella "prossima terra".
#24
bello!!!! ancora ancora ancora Toungeidu:

JOLLY a écrit :
Improvvisamente vide una gigantesca palla di fuoco che apparve dal nulla. Tutto il sudiciume fu bruciato dalle fiamme purificatrici e fu consumato. La carne e le ossa di Jesse venne bruciate dal fuoco, ma l'anima sopravvisse. Si trovò nella scena del giudizio universale, dove Dio pesava le azioni buone e cattive.


pensavo subito all'Arca dell'Alleanza (primo link a caso) L'Arca dell'Alleanza -Simboli e Oggetti Leggendari -ACAM.it - Associazione Culturale Archeologia e Misteri -fatta di legno di acacia mrgreen-
' a écrit :
dio balla / god dances

ed è felice / and he's happy


Albert Einstein:

«
Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica.»

«Everything is energy and that’s all there is to it. Match the frequency of the reality you want and you cannot help but get that reality. It can be no other way. This is not philosophy. This is physics.»


#25
la seduta LSD di Joan (una paziente malata di cancro)


Circa 20 minuti dopo la somministrazione di 300 microgrammi di LSD cominciai ad avere la sensazione di galleggiare e di vibrare. Mentre ascoltavo il secondo concerto per pianoforte di Brahms, mi vidi nella hall gigantesca di un futuristico aereoporto, aspettando il mio volo. La hall era affollata di passeggeri vestiti alla moda estremamente moderni, una strana sensazione di eccitazione e di attesa sembrava permeare quella folla insolita.
Improvvisamente attraverso gli altoparlanti dell'aeroporto sentii una voce forte: "L'evento che state per sperimentare è voi stessi. Con alcuni sta già accadendo." Mentre guardavo i compagni di viaggio attorno a me, vidi strani cambiamenti nelle loro facce; mentre cominciavano il loro viaggio nel loro mondo interiore i loro corpi si contorcevano con movimenti bruschi assumendo posizioni insolite. A quel punto notai un intenso ronzio consolante e tranquillizzante, come un segnale radio, che mi guidava verso l'esperienza e mi rassicurava. Sembrava come se il mio cervello stesse bruciando molto lentamente, svelando il proprio contenuto un immagine dopo l'altra.
L'immagine di mio padre apparve con grande chiarezza, e la natura del nostro rapporto venne analizzata e indagata con la precisione di un intervento chirurgico. Percepivo il bisogno di mio padre che io fossi qualcosa o qualcuno che non potevo essere. Mi resi conto che dovevo essere me stessa perfino se questo lo avesse deluso. Divenni consapevole dell'intera rete di bisogni degli altri: di mio marito, dei miei figli, dei miei amici. E mi resi conto che i bisogni delle altre persone rendevano piu difficile per me accettare la realtà della morte e arrendermi a questo processo.
Poi il viaggio andò verso l'interno con l'incontro di mostri terrificanti che assomigliavano a immagini di arte asiatica: creature maligne e magre, affamate, surreali, tutte di uno strano verde brillante. Era come se l'intera panoplia di demoni del libro tibetano dei morti fosse stata evocata ed eseguisse una danza selvaggia nella mia testa. Ogni volta che mi muovevo verso loro o in mezzo a loro la paura spariva e l'immagine cambiava in qualcos'altro, in genere piuttosto piacevole. A un certo punto mentre guardavo alcune creature cattive e fangose mi resi conto che erano prodotti della mia mente ed estensioni di me stessa. Borbottai: "uhm, ehm, anche questa sono proprio io".
L'incontro con i demoni fu accompagnato da una lotta intenza in aria e da sensazione di ansia ma fu relativamente breve. Quando fini sentì come una fantastica quantità di energia fluire attraverso il mio corpo. L'energia era talmente grande che nessun singolo individuo la poteva contenere e gestire in modo efficace. Mi divenne chiaro che io ne contenevo cosi tanta da doverla negare, abusare e proiettare su persone della vita di ogni giorno. Ebbi un flash di me stessa in varie fasi della mia vita, in cui provavo diversi ruoli (figlia, amante, moglie, madre, artista) e mi resi conto che non potevano funzionare perchè erano contenitori inadeguati per la mia energia.
L'aspetto più importante di queste esperienza era la loro importanza per la comprensione della morte. Vidi rivelarsi il magnifico disegno cosmico con tutte le sue infinite sfumature e ramificazioni. Ciascun individuo rappresentava un filo nell'ordito della vita e vi giocava un ruolo specifico. Tutti questi ruoli erano necessari per il nucleo centrale dell'energia dell'universo; nessuno era piu importante degli altri. Vidi che dopo la morte l'energia della vita subiva una trasformazione in cui i ruoli erano ricomposti con nuovi attori. Vidi che il mio ruolo in questa vita era quello di essere una malata di cancro ed ero disposta ad accettarlo.
Immaginavo e intuitivamente capivo le dinamiche della reincarnazione che era rappresentata simbolicamente dall'immagine della terra con molti percorsi che conducevano in tutte le direzioni: sembravano tunnel di un gigantesco formicaio.
Ormai mi era chiaro che c'erano state molte vite prima di questa e che molte altre seguiranno. Noi abbiamo il compito e lo scopo di sperimentare tutto quello che ci viene assegnato nella sceneggiatura cosmica. La morte è solo un episodio, un esperienza passeggera all'interno del magnifico dramma perenne.
Lungo tutta la mia esperienza ebbi visioni di dipinti, sculture, manufatti e architetture provenienti da diversi paesi e culture: Egitto, Grecia, Roma, Persia, America precolombiana, Nord, sud e Centro America. Erano accompagnate da intuizioni sulla natura dell'esistenza umana. Attraverso la ricchezza della mia esperienza, scoprii che le dimensioni del mio essere erano decisamente piu grandi di quanto avessi mai immaginato.
Qualunque cosa io percepissi che il mondo stesse facendo, inventarsi nazioni ostili, guerra intestine, odi razziali e tumulti, piani politici corrotti e tecnologie inquinanti, mi vedevo partecipare e proiettare sugli altri le cose che avevo negato a me stessa.
Riuscii a mettermi in contatto con quello che avevo sentito come "essere puro" rendendomi conto che non poteva essere compreso ne aveva bisogno di alcuna giustificazione. E infine venne la consapevolezza che il mio unico compito era quello di mantenere in fluire dell'energia senza cercare di controllarla, come facevo di solito. Il flusso della vita era simboleggiato da molte delle immagini di acqua in movimento e, pesci e piante acquatiche, e deliziose scene danzanti, alcune maestose ed eteree, altre realistiche.
Come risultato di questa esperienza e di queste intuizioni sviluppai un atteggiamento asservito nei confronti della totalità dell'esistenza e qualsiasi cosa capiti nella vita come, in ultima analisi, giusta. Feci molti commenti entusiastici riguardo all'arguzia e alla comicità incredibili infuse nel tessuto dell'esistenza. Mentre lasciavo l'energia della vita fluire attraverso di me aprendomi a essa, il mio intero corpo vibrava dall'eccitazione e dalla gioia. Godetti di questo nuovo modo di essere per un certo tempo e poi mi raggomitolai nella comoda posizione fetale.
Dopo circa 5 ore di seduta, decisi di togliermi la mascherina e le cuffie, di mettermi seduta e in contatto con l'ambiente. Sedetti sul divano con un senso di pace e di rilassamento profondo, ascoltando la musica per la meditazione zen e guardando un bocciolo di rosa nel vaso di cristallo sul tavolo vicino. Di tanto in tanto chiudevo gli occhi e tornavo al mio mondo interiore. Come vidi dopo sul video ripreso durante la seduta, il mio volto era raggiante e aveva l'espressione della tranquilla felicità delle sculture buddiste. Per molto tempo non sperimentai altro che un intenso calore, un incandescenza dorata e nutriente, come una pioggia trascendentale di oro liquido.
A un certo punto notai dell'uva su un vassoio della stanza e decisi di assaggiarla. Aveva il gusto dell'ambrosia e i piccioli degli acini erano così belli che decisi di portarne alcuni a casa come ricordo.
Più tardi, nel pomeriggio, Dick si unì a me nella stanza della seduta. Immediatamente dopo il suo arrivo ci ritrovammo l'uno nella braccia dell'altra e restammo in questo stretto abbraccio per un tempo molto lungo. Dick commentò che sentiva un enorme energia irraggiare da me, riuscii cosi a condividere le mie esperienze con Dick . Uno dei ricordi migliori della seduta fu la doccia che facemmo insieme. Mi sentivo insolitamente sintonizzata con il corpo di Dick, come se fosse il mio, con un senso di squisita sensualità diversa da qualsiasi sensazione provata prima. Per il resto della serata Dick e io restammo insieme tranquilli, sdraiati sul divano ad ascoltare musica stereofonica. Dick fu molto colpito dalla mia franchezza e dalle mie intuizioni. Era convinto che attingessi a qualche fonte genuina di saggezza cosmica a lui vicina. Restò ammirato dalla profondità dei miei racconti e dalla spontaneità con cui parlavo della mia esperienza.
Ero eccitata, raggiante e mi sentivo libera da qualsiasi ansia. La capacità di godere della musica, dei colori e di uno acquazzone era aumentata intensamente. Dick concluse che stare con me era un piacere. Fu un'esperienza talmente contagiosa che Dick espresse il desiderio di fare una seduta psichedelica. Decise di informarsi sulla possibilità di partecipare al programma di formazione LSD per professionisti presso il Centro di ricerca psichiatrica del Maryland. Rimasi sveglia a lungo per parlare con lui e mi svegliai piu volte durante la notte. Feci un sogno. Lavoravo in una biblioteca e sentivo che gli altri dicevano: "Questa faccenda dello zen non ha alcun significato". Sorrisi dentro di me, sapendo che ara troppo semplice per aver un senso per loro.
La mattina dopo la seduta mi sentii fresca, rilassata e assolutamente in sintonia col mondo.
#26
Stanislav Grof: la Mente Olotropica



[Image: grofcover.jpg]“Una terrificante dea-scrofa vegliava l’entrata di un mondo sotterraneo: fu la visione culminante sperimentata da Otto, un mio paziente di Praga ossessionato dalla morte, durante una seduta psichedelica. Quando, molti anni dopo in California, ne parlai a Joseph Campbell, il più grande mitologo del ‘900, questi esclamò: ‘E’ la Madre Cosmica Notturna venerata dai Malekula delle Nuove Ebridi, tremenda figura femminile con aspetto di scrofa che siede di guardia al mondo sotterraneo'”. Lo racconta Stanislav Grof, 67 anni, psichiatra, che all’Istituto Esalen di Big Sur (California) studia gli “stati alterati di coscienza”: un uomo che, fin dalle prime ricerche degli anni ’70, è quasi un mito della cultura alternativa del Sud-ovest americano facile alle suggestioni psichedeliche e neospiritualiste, ma che non può essere avvicinato alle mode “new age”, né agli epigoni della letteratura castanediana.

Stanislav Grof è uno psichiatra ceco, cresciuto nella Praga rossa, atea e materialista. Per una serie di eventi, la sua attitudine sperimentale arrivò nell’America psichedelica dei Timothy Leary ma anche dei grandi junghiani Campbell e Hillman: qui Grof ha elaborato vere e proprie tecniche per ottenere “stati non ordinari di coscienza” senza usare le droghe.
“Tutto cominciò – racconta Grof – in una clinica di Praga, quando arrivò un quantitativo di Lsd e decisi di sperimentare la sostanza sotto il controllo di fidati colleghi. Fu un’esperienza che potevo solo paragonare alla letteratura mistica: così, visto che a Praga non si poteva parlare di Freud né di spiritualità, riuscimmo a far accettare l’Lsd come farmaco, a scopo terapeutico. Nacque un gruppo semiclandestino dedito agli studi psichedelici finché, nel ’68, la repressione sovietica non mi sorprese a New York, dove rimasi. Ci saremmo ritrovati solo nel 1993 per un grande convegno sulla psicologia transpersonale, incoraggiato proprio da Havel”.
“Scoprii che in America – prosegue Grof – Freud e la mistica non davano problemi, ma che per l’Lsd si andava in galera, come Timothy Leary”. Così, lo psichiatra di Praga elaborò una serie di tecniche, dette “olotropiche” (che significa “verso la totalità”Wink e basate sulla respirazione, in grado di provocare stati di coscienza non ordinari.

[dal Corriere della sera, 15.4.00, di Cesare Medail]




[Image: grof.jpg][I]RYAN LATIMER INTERVISTA STANISLAV GROF
[/I]
[I][I]
Lei è per molti versi uno dei padri della psicologia transpersonale — dopo tutto,è stato lei a darle questo nome. Ce ne può spiegare i fondamenti e accennarci a cosa allude tale appellativo?
[/I][/I]
[I][I]
Vorrei innanzitutto accennare a come nacque la psicologia transpersonale. Il famoso psicologo americano Abraham Maslow denominava quest’ultima la “Quarta Forza” della psicologia, subito dopo il behaviorismo, la psicoanalisi freudiana e la psicologia umanistica.
Verso la seconda metà del ventesimo secolo la psicologia statunitense era dominata da due scuole principali — il behaviorismo e la psicoanalisi freudiana.
Poiché col tempo nessuna delle due posizioni aveva potuto spiegare in modo esauriente la ricchezza straordinaria implicita nei fenomeni della psiche umana, si sviluppò la psicologia umanistica.
Uno dei maggiori e più eloquenti portavoce di questo movimento rivoluzionario fu il famoso psicologo americano Abraham Maslow.
Egli evidenziò in modo incisivo i limiti del behaviorismo e della psicanalisi e formulò i principi di una nuova psicologia.

Per la psicologia umanistica l’essere umano in quanto soggetto era al centro dell’attenzione: essa esaltava la coscienza e l’introspezione mediante un approccio di ricerca oggettivo, usando quindi un criterio diametralmente opposto a quello dei behavioristi, che mettevano in risalto solo ed esclusivamente la sperimentazione sugli animali, soprattutto su topi e piccioni
Inoltre, mentre la psicoanalisi freudiana traeva le sue conclusioni sulla psiche dallo studio delle psicopatologie ed era propensa a ridurre i processi psicologici a istinti primari, la psicologia umanistica si concentrava su soggetti sani, sullo sviluppo dell’essere umano e delle sue potenzialità, e sulle funzioni più alte della psiche.
Uno dei suoi capisaldi era la necessità di una psicologia sensibile ai bisogni reali dell’uomo e al contempo capace di dare sostegno agli interessi e agli obiettivi della società umana.

In pochi anni dalla sua creazione da parte di Abraham Maslow e Anthony Sutich, l’Associazione di Psicologia Umanistica (AHP) riscosse un favore di pubblico inaspettato.
La sua novità consisteva nel fatto di dare spazio allo sviluppo di un ampio spettro di approcci terapeutici esperienziali molto efficaci, sostituendo le tecniche puramente verbali della psicoterapia tradizionale con l’espressione diretta delle emozioni e il lavoro con e sul corpo (body work).
Malgrado la popolarità della psicologia umanistica, gli stessi fondatori — Maslow e Sutich — rimasero ben presto insoddisfatti del modello concettuale che essi stessi avevano creato.
Si resero conto con sempre maggior impellenza di aver trascurato un elemento di estrema importanza: la dimensione spirituale della psiche umana.

Man mano che rifioriva l’interesse per le varie tradizioni mistiche, per la meditazione, la saggezza antica e quella dei popoli aborigeni, per le filosofie orientali, e a seguito dell’estesa sperimentazione psichedelica nel corso dei burrascosi anni ’60, appariva in modo sempre più chiaro che per essere convincente, compiuta e culturalmente trasversale la psicologia dovesse anche contenere indagini su altri settori, quali gli stati mistici, la coscienza cosmica, le esperienze psichedeliche, gli stati di trance, la creatività e ogni forma di ispirazione religiosa, artistica e scientifica.

Nel 1967 Abe Maslow e Tony Sutich mi invitarono a lavorare in un piccolo gruppo, nel quale c’erano anche James Fadiman, Miles Vich e Sonya Margulies. Questo gruppo si riunì a varie riprese a Menlo Park, in California, con lo scopo di creare una nuova psicologia che prendesse in considerazione l’intera gamma esperienziale umana, compresi gli stati non ordinari di coscienza.

Nel corso di questi incontri, Abe Maslow e Tony Sutich, accogliendo il mio suggerimento, chiamarono questa nuova disciplina “psicologia transpersonale”.
Questo appellativo si sostituì a quello che essi avevano scelto in principio, ossia “transumanistica”.
Poco dopo fondarono l’Associazione di Psicologia Transpersonale (ATP) e diedero inizio alla pubblicazione del [I]Giornale di Psicologia Transpersonale.
[/I]
[/I][/I]

[I][I][I]

Come fu accolta questa nuova psicologia dai circoli accademici?
[/I][/I]
[/I]

[I][I]
Malgrado la sua completezza e la presenza di ottime conferme che ne avvaloravano la fondatezza, la psicologia transpersonale si allontanava in modo così radicale dal pensiero accademico in auge nei circoli professionali da non consentirle alcuna intesa con la psicologia tradizionale, né con la psichiatria o con il paradigma newtoniano/cartesiano della scienza occidentale. Di conseguenza, era molto vulnerabile alle accuse di chi la tacciava di essere “irrazionale”, “non scientifica” e perfino “beota”, specie se si trattava di scienziati che non erano a conoscenza del consistente complesso di osservazioni e di materiale sui quali si fondava questo nuovo movimento.

[/I][/I]
[...!]

Questa situazione mutò in modo drastico nel corso dei due primi decenni di esistenza della psicologia transpersonale.
Sulla scia di nuovi concetti e scoperte in varie discipline scientifiche, la filosofia della scienza tradizionale occidentale, con i suoi presupposti fondamentali e il suo paradigma newtoniano/cartesiano, veniva messa sempre più in discussione

Tra le varie sfide da sostenere vi erano le scoperte e le implicazioni della fisica quantistica e relativistica esposte da Fritjof Capra, Fred Alan Wolf, David Peat e da molti altri; la teoria dell’olomovimento di David Bohm; il modello olografico del cervello proposto da Karl Pribram; Gregory Bateson con la sua brillante sintesi di cibernetica, di teorie dell’informazione e dei sistemi, di logica, psicologia ed altre discipline; il lavoro di Rupert Sheldrake sui campi morfogenetici; gli studi di Ilya Prigogine sulle strutture dissipative e l’ordine mediante fluttuazione; il principio antropico in astrofisica, e così via.

[!!!!!]

Era entusiasmante vedere che tutti questi nuovi sviluppi non erano conciliabili con il pensiero newtoniano/cartesiano del diciassettesimo secolo, né con la filosofia monistica e materialistica della scienza occidentale, ma erano compatibili con la psicologia transpersonale.
Ora è facilmente intuibile che la psicologia transpersonale diverrà, nel futuro prossimo, parte integrante di una nuova visione del mondo più completa, che integri spiritualità e scienza.


[DAJEEEE!!][I][I][I]


Quale modalità usa la psicologia transpersonale per esplorare la psiche umana?
[/I][/I][/I]

[I][I]
L’immagine della psiche umana e la comprensione della natura della coscienza proprie della psicologia transpersonale si differenziano in modo significativo dai concetti della psichiatria accademica, con implicazioni rilevanti nella pratica.

Nella psicologia transpersonale la coscienza non è vista come un prodotto dei processi neurofisiologici del cervello, ma la si considera una dimensione primaria dell’esistenza.
La mappa della psiche che propone non si limita alla biografia postnatale e all’inconscio individuale freudiano, ma comprende altre due aree: quella perinatale (connessa al trauma della nascita) e quella transpersonale (comprendente memorie ancestrali, razziali, collettive e filogenetiche, esperienze karmiche e dinamiche archetipiche).

La psichiatria e la psicologia tradizionali partono dal presupposto che l’origine dei disordini emotivi e psicosomatici (di natura non organica) sia da rintracciare entro i confini della biografia postnatale, ossia tra i traumi subiti durante la prima infanzia e gli anni successivi.

Secondo la psicologia transpersonale, invece, le radici di questi disordini si spingono molto più in profondità, traendo notevole sostanza dal livello perinatale (trauma della nascita) e da altre compagini transpersonali.

La psicologia accademica si avvale unicamente di meccanismi terapeutici che operano sul materiale biografico, come il far riaffiorare alla memoria eventi dimenticati, l’eliminazione di materiale represso, la ricostruzione del passato attraverso l’analisi dei sogni e dei sintomi nevrotici, il rivivere fatti traumatici del passato, l’analisi del transfert.
Gli psicologi transpersonali hanno scoperto molti altri importanti procedimenti di guarigione e di trasformazione della personalità, di cui si può disporre quando la nostra coscienza giunge ai livelli perinatale e transpersonale; essi utilizzano questi nuovi strumenti nel loro lavoro con i pazienti: il rivivere il momento della nascita ed esperienze di vite passate, l’emersione di elementi archetipici nella coscienza, esperienze di unione con il cosmo ed altri ancora.

Forse il maggior contributo della visione transpersonale è il riconoscimento del fatto che molti episodi spontanei di stati non ordinari della coscienza, solitamente diagnosticati come psicotici (e quindi come manifestazioni di gravi malattie mentali ) e sistematicamente soppressi con psicofarmaci, siano di fatto crisi di apertura spirituale (o “emergenze spirituali”Wink.
Qualora vengano compresi e gli si offra un sostegno adeguato, tali episodi possono sfociare in processi di guarigione profonda e di trasformazione positiva della persona.
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So che molto del suo lavoro comprende l’uso di stati non ordinari di coscienza, e più specificatamente di terapia psichedelica e respirazione olotropica.


Come possono queste pratiche aiutarci a capire la nostra psiche?
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La psicologia transpersonale ha ricevuto un grande influsso dalle esperienze e dalle osservazioni tratte dallo studio degli stati non ordinari di coscienza, come quelli che si verificano durante le pratiche sciamaniche, i riti di passaggio dei popoli aborigeni, gli antichi misteri di morte e rinascita, le sessioni psichedeliche e altre forme varie di pratica spirituale (comprese varie scuole di yoga, il Buddismo, il Taoismo, le pratiche Sufi, il Misticismo Cristiano, ecc.).
È qui che si inserisce il mio lavoro.
Il mio contributo personale alla psicologia transpersonale deriva da cinque decenni di esplorazione sistematica del potenziale terapeutico, trasformativo ed evolutivo degli stati non ordinari di coscienza.

Ho trascorso quasi venticinque anni a condurre terapie con l’uso di sostanze psichedeliche, prima in Cecoslovacchia, nell’Istituto di Ricerca Psichiatrica di Praga, e poi negli Stati Uniti, presso il Maryland Psychiatric Research Center di Baltimora, dove ho partecipato all’ultimo programma di ricerca psichedelica statunitense.
Dal 1975 in poi ho lavorato con la respirazione olotropica, un metodo terapeutico e di auto-esplorazione molto potente che ho elaborato insieme a mia moglie Christina.
Nel corso degli anni abbiamo aiutato moltissime persone che stavano affrontando delle crisi psicospirituali, o “emergenze spirituali”, come le chiamiamo Christina ed io.

Il comune denominatore di queste tre situazioni è che implicano la presenza di stati non ordinari di coscienza o, più specificatamente, di un’importante sotto-categoria di questi stati, che definisco col termine “olotropico”.
Nella terapia psichedelica questi stati vengono indotti somministrando sostanze o piante che alterano la mente.
Nella respirazione olotropica la coscienza cambia mediante l’uso combinato della respirazione accelerata, di musica evocativa e di un lavoro sul corpo per liberare le eventuali energie bloccate.
Nelle emergenze spirituali gli stati olotropici si verificano in modo spontaneo, nel bel mezzo della vita di tutti i giorni, e la loro causa è ancora spesso sconosciuta.

Mi sono interessato, anche se in maniera più periferica, a molte altre discipline che hanno a che fare più o meno direttamente con gli stati non ordinari di coscienza.
Ho partecipato a cerimonie sacre dei popoli nativi in varie parti del mondo (col peyote, i funghi magici e l’ayahuasca), ho avuto contatti con sciamani nordamericani, messicani e sudamericani, ho scambiato informazioni con molti antropologi. Ho avuto contatti approfonditi anche con rappresentanti di diverse discipline spirituali, quali il Vipassana, lo Zen, il Buddismo Vajrayana, il Siddha Yoga, il Tantra e l’ordine Cristiano Benedettino.

Un altro settore che ha assorbito molta della mia attenzione è la tanatologia, una giovane disciplina che studia le esperienze di pre-morte e gli aspetti psicologici e spirituali della morte e del morire. Verso la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 ho partecipato ad un vasto progetto che studiava gli effetti della terapia psichedelica su soggetti morenti di cancro. Devo anche aggiungere che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente e di lavorare con i più grandi sensitivi e parapsicologi della nostra era, con i pionieri della ricerca sulla coscienza e con i terapisti che hanno elaborato e messo in pratica le forme più potenti di terapia esperienziale che inducono stati non ordinari di coscienza.

Nel mio ultimo libro, Psicologia del Futuro, che offre un compendio delle esperienze e delle osservazioni raccolte per più di mezzo secolo di ricerca sugli stati non ordinari di coscienza, affermo che uno studio sistematico e imparziale di questi stati condurrebbe ad una profonda revisione dei concetti fondamentali della psichiatria e della psicologia, tale da poter esser paragonata, per sua natura e portata, a quello che accadde nei primi tre decenni della nostra era nel campo della fisica, con il passaggio dalla fisica newtoniana a quella di Einstein, con le teorie della relatività, e in seguito a quella quantistica.
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Come ci riconnette alla nostra spiritualità questo lavoro?
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La scienza materialistica occidentale non lascia spazio ad alcuna forma di spiritualità e di fatto la considera incompatibile con la visione scientifica.
Il fatto di essere spirituali equivale ad essere privi di comprensione scientifica del mondo, è sinonimo di superstizione, di pensiero magico primitivo, di immaturità emotiva. L’esperienza diretta di realtà spirituali è segno di grave malattia mentale.
La ricerca moderna nel campo della coscienza dimostra invece che la spiritualità è una dimensione naturale e legittima della psiche umana e dell’ordine universale delle cose.

Tutte le società umane dell’era preindustriale erano d’accordo sul fatto che il mondo materiale, quello che percepiamo e nel quale operiamo nella vita di tutti i giorni, non è l’unica realtà.
La loro visione del mondo comprendeva l’esistenza di dimensioni nascoste della realtà, abitate da vari dei, demoni, entità disincarnate, spiriti ancestrali e animali di potere.
Le culture preindustriali possedevano una ritualità e una profonda vita spirituale imperniate sulla possibilità di ottenere un contatto esperienziale diretto con questi regni e questi esseri solitamente nascosti, e di ricevere da questi ultimi informazioni importanti o aiuto. Essi credevano che questo fosse un modo utile e importante per influenzare il corso degli eventi materiali.

Le descrizioni delle sacre dimensioni della realtà e l’esaltazione della vita spirituale sono in netto contrasto con il sistema di credenze che domina il mondo industriale. Secondo la scienza accademica dominante in Occidente, solo la materia esiste veramente.
La storia dell’universo è la storia dell’evoluzione della materia.
La vita, la coscienza e l’intelligenza sono epifenomeni più o meno fortuiti e insignificanti di questo sviluppo. Sono apparse sulla scena dopo miliardi di anni di evoluzione di materia inerte e passiva, in un’irrilevante, minuscola parte di un immenso universo. È ovvio che in un universo di questo tipo non vi sia posto per la spiritualità.

Alla luce delle osservazioni tratte dallo studio degli stati olotropici, la consuetudine di ignorare sprezzantemente la spiritualità e di relegarla nel campo delle patologie, tipica del materialismo monistico, è ormai insostenibile.
Negli stati olotropici le dimensioni spirituali della realtà possono essere esperite direttamente, in un modo altrettanto convincente delle esperienze quotidiane nel mondo materiale.
È anche possibile fornire una descrizione graduale, passo dopo passo, dei procedimenti che facilitano l’accesso a queste esperienze.
Lo studio attento delle esperienze transpersonali dimostra che esse sono ontologicamente reali e che ci forniscono informazioni su aspetti importanti dell’esistenza, aspetti ordinariamente nascosti.

In generale, lo studio degli stati olotropici conferma l’intuizione di C. G. Jung, secondo il quale le esperienze che traggono origine nei livelli più profondi della psiche (quelle che nella mia terminologia definisco “perinatali” e “transpersonali”Wink posseggono una qualità particolare, che egli chiamava “numinosità” (riprendendo un termine usato da Rudolph Otto).
Il termine “numinoso” è relativamente neutro, ed è pertanto preferibile ad altre accezioni simili, quale “religioso”, “mistico”, “magico”, “santo” o “sacro”, che sono spesso state usate in contesti discutibili e sono quindi facilmente fuorvianti.
Il senso della numinosità è fondato sulla comprensione diretta del fatto che stiamo entrando in contatto con una sfera appartenente ad un ordine superiore di realtà, un ordine sacro, radicalmente diverso dal mondo materiale.

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Per evitare malintesi e confusioni, che in passato hanno compromesso dibattiti analoghi, è fondamentale fare una netta distinzione tra la spiritualità e la religione.

La spiritualità è basata sull’esperienza diretta di aspetti e di dimensioni della realtà non ordinari.
Non richiede un posto speciale, né la presenza di una persona ufficialmente preposta alla mediazione con il divino o un contesto Istituzionale .
I mistici non hanno bisogno di chiese o ti templi. Il luogo nel quale fanno esperienza delle dimensioni sacre della realtà, compresa la loro propria divinità, è costituito dal loro stesso corpo e dalla natura.

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Lei è il presidente fondatore dell’Associazione Transpersonale Internazionale (ITA). Ci può dire qualcosa su questa organizzazione?
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Questa associazione trascende nella sua portata i confini della psicologia, e comprende un’ampia gamma di discipline scientifiche.
Sin dai suoi esordi, verso la fine degli anni ’60, l’Associazione di Psicologia Transpersonale (ATP) ha tenuto regolarmente delle conferenze in California. Grazie all’interesse crescente in questo movimento, che si estendeva ormai al di là della Baia di San Francisco e oltre i confini statunitensi, l’associazione tenne anche alcuni incontri transpersonali internazionali, in varie parti del mondo. I primi due ebbero luogo a Bifrost, in Islanda, il terzo ad Inari, in Finlandia, e il quarto a Belo Horizonte, in Brasile.

Quando si tenne l’incontro in Brasile, nell’estate del ’74, queste conferenze internazionali avevano raggiunto una tale popolarità, richiamando un folto pubblico, che nella sessione plenaria finale ci decise di creare un’istituzione preposta alla loro organizzazione, appunto, l’Associazione Transpersonale Internazionale.
La fondai insieme a Michael Murphy e a Richard Price, i co-fondatori del famoso Esalen Institute di Big Sur, in California, il primo centro di studi sul potenziale umano. Sono anche stato eletto primo presidente dell’ITA, carica che ho ricoperto varie volte in seguito da allora.

Paragonandola con l’Associazione di Psicologia Transpersonale, l’Associazione Transpersonale Internazionale ha una portata apertamente cosmopolita e interdisciplinare.
Come ho detto prima, al momento della sua nascita, la visione transpersonale aveva già fatto la sua apparizione in molti campi della scienza e in altre aree di attività.

Il programma delle conferenze dell’associazione comprendeva non soltanto psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, ma anche fisici, astronomi, astronauti, biologi, medici, antropologi, mitologi, filosofi, matematici, artisti, guide spirituali, educatori, politici, economisti e molti altri.

Negli anni seguenti l’associazione ha tenuto conferenze a Boston, a Melbourne, a Bombay, a Davos, a Kyoto, a Santa Rosa in California, a Eugene in Oregon, a Praga, a Killarney, a Santa Clara in California e a Manaus in Brasile.
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Lei e sua moglie Christina state lavorando alla prossima conferenza dell’Associazione Transpersonale Internazionale; quale sarà l’argomento trattato?
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Un gruppo di pionieri e di eminenti rappresentanti del movimento transpersonale e della moderna ricerca sulla coscienza esploreranno il modo in cui la nuova comprensione della natura e della funzione del mito, espressa nel lavoro di studiosi come C.G. Jung, Marie-Louise von Franz, Joseph Campbell, Mircea Eliade, James Hillman, Marion Woodman ed altri abbia rivoluzionato il pensiero in molti settori della vita moderna: la psichiatria, la psicologia e la psicoterapia, la biologia, l’antropologia, la filosofia, la teologia, la storia, l’economia e la politica.

Secondo questa nuova comprensione, i miti non sono meri prodotti fittizi della fantasia umana, ma riflessi di archetipi, ossia di principi cosmici organizzanti primordiali che formano e informano le dinamiche della psiche, gli eventi ed i movimenti della storia dell’uomo e i processi evolutivi della natura.

Alla luce di queste scoperte, è importante individuare gli schemi mitici e le forze che sottendono la crisi globale attuale, che sta minacciando la sopravvivenza della specie umana. È di vitale importanza ricercare un nuovo mito che possa instillare la convivenza pacifica, la tolleranza, la cooperazione e la sinergia tra i vari gruppi umani, insieme al rispetto per la vita e per gli imperativi ecologici.

Il sedicesimo convegno dell’ITA verterà quindi sull’importanza del mito nella storia dell’uomo e nella società moderna.
Come in altri eventi organizzati dall’associazione, l’ordine dei lavori prevede un ricco insieme di attività, tra cui conferenze, sessioni esperienziali, riti, musica, danza e arti visive.
Il programma comprenderà anche la celebrazione del centesimo anniversario della nascita di Joseph Campbell, uno dei più grandi mitologi del ventesimo secolo.
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Durante il convegno a giugno lei condurrà un workshop di respirazione olotropica. Cosa ci si può aspettare da questa esperienza?
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La respirazione olotropica è un metodo che utilizza il potenziale di guarigione e trasformazione degli stati non ordinari di coscienza.

Tali stati vengono indotti mediante una combinazione di strumenti molto semplici — respirazione accelerata, musica evocativa e una tecnica di lavoro sul corpo che aiuta a sciogliere eventuali blocchi bioenergetici ed emozionali residuali.
Ci consente di accedere a livelli anche molto profondi della psiche inconscia, quali ricordi rimossi dei primi anni di vita e dell’infanzia, ma anche memorie legate alla nascita e al periodo prenatale e anche ad un’ampia gamma di esperienze definite transpersonali — stati mistici, esperienze di vite passate, incontri con figure archetipiche, visite in sfere mitologiche della psiche, e così via.

Sia nella pratica che nella teoria la respirazione olotropica riunisce ed integra vari elementi tratti da tradizioni antiche e di popoli nativi, dalle filosofie spirituali orientali e dalla psicologia del profondo più specificatamente occidentale.
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In quali casi la Respirazione Olotropica può risultare utile e quando no?
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La R.O. non può influire su problemi mentali od emotivi che abbiano una chiara origine organica o biologica, quali infezioni cerebrali, cardiovascolari o degenerative, o processi tossici.

Vi sono anche alcune controindicazioni mediche, quali gravi problemi cardiovascolari, malattie debilitanti, gravidanza o epilessia.
In caso di problemi gravi della sfera emotiva, il lavoro con la respirazione deve essere svolto in associazione con un contesto relazionale terapeutico e nell’ambito di un workshop residenziale di almeno 24 ore.

Ma tornando agli aspetti più positivi, abbiamo potuto constatare nel corso degli anni che in molte occasioni i partecipanti ai workshop e ai corsi di formazione sono riusciti a liberarsi da stati depressivi che duravano già da tempo, nonché a superare varie fobie e ad affrancarsi da sentimenti irrazionali particolarmente logoranti, e in generale a migliorare radicalmente la fiducia in se stessi e l’ autostima.

In molti casi siamo anche stati testimoni della scomparsa di dolori psicosomatici gravi, emicranie comprese, e miglioramenti radicali e duraturi; e a volte la completa guarigione dell’asma psicogenica.

Non di rado i partecipanti ai corsi di formazione o ai workshop ( fra i quali molti psicoterapeuti ) paragonano i progressi ottenuti con alcune sedute di R. olotropica ad anni di terapia verbale.
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[I][I][I]Ho sentito dire che se si verificasse la totale integrazione di scienza e spiritualità il mondo farebbe finalmente un passo in avanti verso un nuovo livello di pensiero e di comprensione.


Lei crede che questo sia possibile? Sta accadendo oggi?
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[I][I]
L’integrazione di scienza e spiritualità è l’obiettivo principale della psicologia transpersonale.

Come ho detto prima, i rivoluzionari sviluppi della scienza (spesso definiti il nuovo paradigma) e la psicologia transpersonale hanno ridotto considerevolmente il divario esistente tra scienza e spiritualità.

Sono convinto che una sintesi sia possibile, e che non accadrà in un futuro così remoto.
Credo anche che questo potrebbe rivelarsi un importante fattore di alleviamento dell’odierna crisi globale.
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Vuole aggiungere qualcosa riguardo ai prossimi progetti o a libri in preparazione che desidera condividere con i nostri lettori?
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L’argomento a cui mi interesso in questo momento è ancora più controverso di quello che riguarda gli stati non ordinari di coscienza e le sostanze psichedeliche.
È il risultato della mia cooperazione con Rick Tarnas, che dura ormai da più di venticinque anni.

Abbiamo scoperto che la natura, il contenuto e lo svolgimento nello spazio/tempo degli stati non ordinari di coscienza sono correlati (sincronici) con specifici transiti astrologici di ciascun individuo.

Penso che il nuovo volume di Rick, [I]Psiche e Cosmo: Suggerimenti per una Nuova Visione del Mondo, darà un importante contributo sia alla psicologia che all’astrologia.

Si tratta però di un argomento complesso, che richiederebbe un’intera intervista: è meglio rimandarlo a quando il libro di Rick sarà disponibile nelle librerie.
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traduzione dall'inglese di Anna Paola Maestrini

(per approfondimenti: http://www.riflessioni.it/enciclopedia/p...storia.htm )
' a écrit :
dio balla / god dances

ed è felice / and he's happy


Albert Einstein:

«
Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica.»

«Everything is energy and that’s all there is to it. Match the frequency of the reality you want and you cannot help but get that reality. It can be no other way. This is not philosophy. This is physics.»






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